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sabato 17 giugno 2017

            

                                                                                             nei luoghi di Ettore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiesa dell'orazione e morte dal fiume

Anche questa inquadratura è facile facile da ritrovare e da fare.

Naturalmente il panorama è molto cambiato, certamente non ci sono i giardini sull'acqua, tantomeno persone appoggiate al parapetto sulle arcatelle. Per quanto... quelle arcatelle potrebbero essere state anche sbocchi di fognature e dubito che il Tevere profumasse.  tant'è vero che i palazzi nobiliari si guardavano bene da essere sul fiume.

Palazzo Farnese fa capolino ma è al di là di via Giulia, Stessa cosa dicasi per Palazzo Falconieri che sì è sul fiume ma si direbbe che la parte importante del palazzo, quella che conosciamo, è arretrata.

Sicuramente dal fiume arrivava il fresco, questo sì.

 

In questo lavoro comparativo rispetto agli acquerelli di Ettore Roesler Franz a volte mi accorgo di oscillare fra la romantica nostalgia di una Roma che non c'è più e la considerazione di quanto doveva essere difficile viverci se non altro dal punto di vista igienico.

 

 

Ho avuto modo più volte di dire che gli acquerelli del ciclo Roma sparita sono stati tra le primissime cose a farmi perdutamente innamorare di Roma e forse anche a determinare la scelta irremovibile di venire a vivere in centro. Perchè quando hai assaporato la bellezza non riesci più a farne a meno.

mi ricordo ancora dove li trovai: prima riprodotti in cartolina in un bar-tabacchi di via dei Giubbonari, poi su una pubblicazione in una "grotta del libro" a largo dei Librari (che in realtà si chiama largo S. Anna), quello dove i librari non ci sono più ma resiste stoicamente il filettaro.

Mi davano come la nostalgia di un profumo antico. Ed è una contraddizione o se vogliamo un atteggiamento solo intellettuale perchè si può avere nostalgia per cose realmente avute e poi perse. ma io che sono nata in un altro secolo? E che, infatti, non essendo nata nemmeno a Roma, non ho nessuna nostalgia  per come era il quartiere negli anni '60?

Credo infatti che si tratti della magia dell'arte e della potenza evocativa delle buone e belle immagini unita ad una conoscenza d'architettura e storia della città.

 

Dall'altra parte però, proprio per la stessa conoscenza "tecnica"mi chiedo se tutta questa nostalgia non sia solo perchè non pensiamo mai di immedesimarci nei panni di chi ai tempi di Roesler Franz a Roma ci viveva. E non dico in centro perchè a quei tempi c'era solo il centro.

Cominciamo col dire che i panni in cui immedesimarsi andrebbero divisi fra panni ricchi e panni poveri.

Se ricchi, anche mediamente benestanti,  è evidente che c'erano una serie di vantaggi,: case grandi e comunque dignitose, servitù che puliva, relativa lontananza, nel nostro caso, dal fiume e dagli scarichi fognari...

Se poveri la cosa era ben diversa. Le case erano piccole, attufate (termine che deriva da tufo, il materiale di costruzione tipico di Roma che però chissà perchè, forse perchè di origine vulcanica a me ha dato sempre il senso del caldo), strette le une contro le altre  niente servizi igienici, spesso niente acqua corrente (ed ecco spiegati i nasoni a cui prendere l'acqua). E del resto sia gli acquerelli che, ancora più scientificamente, le foto dell'epoca raccontano di schiere di case sul Tevere prima dei muraglioni che potevano essere pittoresche giusto per i viaggiatori del Grand Tour che da Roma ci passavano alloggiando in locande dignitose dalle parti di piazza del Popolo. Gli acquerelli ancora ancora hanno un'aura poetica ma le foto, molte dello stesso Roesler Franz, raccontano in alcuni tratti di un degradi che manca poco che senti la puzza.

E allora mi chiedo se Roma  non abbia benedetto i piemontesi e i loro lungotevere e i loro piemontesi platani.

 

angela ermes cannizzaro :)

 

 


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