09.02.2007
accade a Roma
ROBERTO ROSSELLINI -
ARTE E SCIENZA DELL’UMANESIMO
L'eredità della tradizione umanistica nelle ricerche e nell'opera di Roberto
Rossellini in un progetto ospitato dal 10 febbraio al 1° aprile al Museo
di Roma in Trastevere e nel mese di maggio presso il Museo del Cinema di
Torino
Questo progetto, che conclude il primo anno di celebrazioni del Centenario
della nascita di Roberto Rossellini, intende promuovere la conoscenza di
aspetti tanto importanti quanto ancora poco conosciuti delle ricerche e
dell'opera del grande autore e studioso.
A cento anni dalla sua nascita, infatti, Rossellini è noto al grande
pubblico quasi esclusivamente per la cosiddetta "trilogia della guerra"
(Roma città aperta, Paisà, Germania anno zero). Rimane invece per lo più
sconosciuto il suo progetto enciclopedico per rappresentare, attraverso il
racconto audiovisivo e multimediale, le interrelazioni tra le ricerche dei
protagonisti della tradizione umanistica del passato e del presente.
Assumendo tali premesse si è cercato di spostare l’attenzione sul legame di
continuità tra il lavoro svolto dai maestri dell'umanesimo classico e quello
svolto da Roberto Rossellini per mantenere vivo - attraverso lo studio
interdisciplinare e la continua riorganizzazione enciclopedica delle
conoscenze - il dialogo tra la ricerca scientifica, la ricerca artistica e
la ricerca tecnologica fino al secolo del cinema e dei nuovi media.
L’iniziativa si configura quindi come un viaggio ideale tra l'opera di
Rossellini e quella dei grandi umanisti suoi maestri e ispiratori; un
viaggio che si articola in diverse parti tra loro complementari:
I. una serie di sentieri multimediali per inseguire le correlazioni tra le
ricerche di Roberto Rossellini e quelle dei maestri della tradizione
umanistica classica,
II. una mostra del fotografo di scena Gianni Assenza, che ha seguito
Rossellini per gran parte del suo lungo viaggio attraverso la tradizione
umanistica,
III. una retrospettiva tematica dedicata alle storie leggendarie dei
protagonisti della tradizione umanistica raccontate da Roberto Rossellini,
IV. un ciclo di incontri seminariali sui temi della tradizione umanistica
cari a Rossellini,
V. un ambiente di studio interdisciplinare in cui si raccolgono e si
integrano progetti di umanisti del presente e del passato accompagnati da
presentazioni audiovisive e letterarie di Roberto Rossellini.
Per raggiungere questo scopo, attraverso le diverse sezioni del progetto,
vengono accostati tra loro documenti letterari, visivi e audiovisivi che
rappresentano:
- il punto di vista di Rossellini: i suoi pensieri espressi direttamente in
ogni forma mediale (saggi, interviste, annotazioni a libri, presentazioni
televisive in saggi e interviste),
- il punto di vista degli umanisti classici: i pensieri direttamente
espressi dagli autori e studiosi umanisti del passato e del presente
interlocutori di Roberto Rossellini; tali pensieri sono manifestati
attraverso i loro progetti, saggi, disegni, bozzetti, nelle loro opere, per
lo più letterarie, e nell'iconografia che le accompagna,
- il punto di vista dei personaggi creati da Rossellini per rappresentare
una sintesi tra il suo pensiero e quello degli autori classici suoi
interlocutori indiretti; tali affinità sono espresse attraverso clip dai
film, estratti da sceneggiature, foto di scena e di set.
L’impianto interdisciplinare del progetto è strettamente legato
all’obiettivo di rappresentare il dialogo virtuale tra Roberto Rossellini,
neoumanista multimediale, e i maestri della tradizione umanistica classica;
quegli artisti, scienziati ed enciclopedisti di cui Rossellini, con la sua
opera, ha voluto sia diffondere sia continuare le ricerche.
La struttura dell’evento è quella di un labirinto conoscitivo che esplicita
i legami tra le riflessioni di Rossellini e quelle dei suoi interlocutori
‘storici’ sulla scienza, sull’arte e sulla didattica.
Manoscritti, lettere, rubriche, libri annotati, foto di scena, foto di set,
foto promozionali, locandine, sceneggiature, copioni, soggetti, note di
regia, bozzetti, immagini e filmati di Rossellini acquistano in questo
contesto un valore formativo oltre che informativo nel momento in cui
vengono correlati, in base ai medesimi principi di narrazione, ai documenti
degli autori e studiosi, artisti, scienziati ed enciclopedisti di cui
Rossellini, con la sua opera, ha voluto sia diffondere sia continuare le
ricerche.
A complemento della sezione multimediale, viene presentata per la prima
volta al pubblico la più grande mostra fotografica sulla
sperimentazione audiovisiva enciclopedica di Roberto Rossellini.
La mostra raccoglie i lavori del fotografo Gianni Assenza da L'età del ferro
a Il Messia e propone un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso le
scoperte e le invenzioni, i laboratori di ricerca e le storie leggendarie
dei protagonisti della tradizione umanistica classica; tutti quegli oggetti,
cioè, che hanno costituito la materia privilegiata, di studio e di
rappresentazione, dell'opera e della ricerca rosselliniana.
Si tratta della più grande esposizione di foto di scena e di set sul lavoro
cinematografico di Rossellini.
Essa costituisce inoltre un’occasione unica per scoprire una parte rilevante
della produzione rosselliniana, meno nota al grande pubblico e tuttavia più
cara all’autore stesso.
Infine la mostra costituisce un’opportunità per osservare da vicino Roberto Rossellini al lavoro sui set dei suoi film, insieme ai collaboratori e alle prese con le invenzioni tecnologiche e le soluzioni espressive che hanno caratterizzato il suo cinema.
IL CINEMA IN UNO SCATTO
Dal 10 febbraio al 1° aprile 2007
al Museo di Roma in Trastevere le immagini
di 15 fotografi di scena raccontano la storia del cinema italiano
Fermare il movimento della macchina da presa e trasferire lo scorrere delle
immagini, di storie e personaggi nell’immobilità della carta. Questo è il
difficile compito dei fotografi di scena che sono chiamati a raccontare
l’anima di un film attraverso sequenze “senza movimento”. L’affascinante
storia della fotografia di scena - e del cinema italiano - è illustrata
nella mostra “Fotografi di scena. L’occhio INdiscreto del cinema italiano”,
ospitata dal Museo di Roma in Trastevere dal 10 febbraio al 1° aprile e
promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma in
collaborazione con l’Associazione Italiana Fotografi di Scena (AFS).
L’esposizione presenta circa 90 immagini in bianco e nero e a colori di 15
fotografi di scena che fanno parte dell’Associazione Italiana Fotografi di
Scena, in un interessante confronto fra tre generazioni di fotografi
professionisti.
Un ruolo, quello del fotografo di scena, spesso trascurato nonostante il suo
sguardo abbia sempre accompagnato la storia del cinema italiano.
Uno sguardo puntato sul set ma lontano dalle luci della ribalta, occhi in
grado di guardare dove anche altri guardano ma con una propria,
particolarissima autonomia, lontano dall’essere una semplice riproduzione di
ciò che il direttore della fotografia ha illuminato, il regista deciso, gli
attori rappresentato.
Ma il valore di una foto di scena non è dato solo dalla sua portata creativa
e dalla sua capacità di documentare la preziosa storia di un film. Una foto
di scena ha soprattutto un forte valore commerciale perché è il primo
contatto del film con l’esterno, il primo tramite per costruire il lancio
pubblicitario, i manifesti e la visibilità sui giornali di tutto il mondo.
Un mezzo indispensabile, quindi, per favorire la visibilità delle produzioni
cinematografiche e degli attori, in grado di tenere viva l’attenzione di un
vasto pubblico con le sue immagini fisse, sempre presenti.
Aprono la mostra le immagini della prima generazione di cui fanno parte i
professionisti nati fino ai primi anni ’40. Mario Tursi, fotografo
prediletto da Visconti, che ha lavorato su importanti set italiani (Petri,
Pasolini, Troisi, tra gli altri) ed internazionali (Polanski, Annaud fino al
recentissimo Gangs of New York di Scorsese). Sergio Strizzi, fotografo di
importanza internazionale per cui è sufficiente ricordare le produzioni più
recenti: l’acclamatissimo La vita è bella di Benigni e il sensuale Malena di
Tornatore; quindi si passa ai lavori di Umberto Montiroli “occhio” fedele
dei fratelli Taviani e di Moretti (con cui ha lavorato anche per il
commovente La stanza del figlio); infine Emilio Lari, che fotografò i mitici
film dei Beatles, la saga de Il padrino e L’intervista di Fellini.
Alla generazione centrale appartengono i fotografi nati negli anni ’40, tra
i quali spicca il nome di Gianfranco Salis raffinato ritrattista delle
grandi dive (suoi i ritratti di Laura Morante per Armani) e fotografo
personale di Tinto Brass. Incontriamo Roberto Calabrò, eclettico allievo di
Angelo Novi, che ha lavorato, tra gli altri, ai set di Giù la testa di Leone
e de Il piccolo diavolo di Benigni; poi Giovanni Caramanico fotografo di
scena per Bellocchio e Brusati; Romolo Eucalitto che ha firmato Harem Suarè
e Le Fate ignoranti di Ozpetek, Marrakech express di Salvatores e, ancora,
Adriano Giordanella e Bruno Rukauer.
Infine l’ultima generazione della fotografia di scena, con i nati negli anni
’50 e ’60: Angelo Raffaele Turetta (nel 2001 vincitore del World Press
Photo, Sezione Arte) e fotografo di film come I cento passi e La meglio
gioventù di Giordana e L’ultimo bacio di Muccino; Alberto Ludovico Dionisi
fotografo di scena per Lizzani, De Sica e Neri Parenti; Fabio Lovino che ha
all’attivo circa 30 film; Philippe Antonello che ha seguito Pane e tulipani
e Ieri di Soldini e le regie di Ciprì e Maresco; infine Claudio Iannone che
ha firmato l’ultimo film di Francesca Archibugi Renzo e Lucia.