soggettive
Un
ponte e i suoi Angeli nel cuore di Roma
Sono gli angeli più belli che io abbia mai visto, belli da perdere il fiato.
Imponenti, fieri della loro eccelsa maestà e indiscutibilmente unici, si
offrono agli occhi di chi li ammira orgogliosi di essere una delle
numerose meraviglie della Città Eterna. Sembra siano stati scolpiti dal buon
Dio in persona, eppure questi gioielli di marmo bianco sono opera di comuni
mortali, alcuni tra gli allievi del Bernini, si dice.
La loro
bellezza è metafora della dimensione a cui appartengono, quella che va oltre
le cose visibili, quella che appartiene all’ immaginario e di cui essi
stessi sono il simbolo. Nell’ ammirarne la compostezza, la
luminosità volumetrica e l’ armonia delle forme puoi rimanere esterrefatto,
quasi turbato.
Al
tramonto, quando l’ ultimo barbaglio di luce prima della sera li tinge di
rosso, l’ atmosfera diventa magica e ponte Sant’ Angelo si trasforma in un’
oasi d’amore dove non è difficile scorgere coppiette di turisti che si
scambiano teneri baci mentre la luna si specchia vanitosa sul Tevere.
Stefano Molini