soggettive
L'Annunciazione
di Filippo LIppi - lettera a Stendhal
Caro Stendhal, io non so se hai veramente sofferto della sindrome che da te prende il nome, ma comunque sia avevi proprio ragione: il bello puō mozzare il fiato fino al malessere.
Per quanto a Roma si sia abituati alla bellezza, suggerisco di andare alla Galleria Doria-Pamphilj preparati alle emozioni forti.
Forte, anzi fortissimo č l'impatto che ho provato entrando: troppa bellezza, tutta insieme giā soltanto nelle sale normalmente aperte al pubblico.
Troppa storia. Anche se č una galleria aperta al pubblico, qui non č come entrare in un museo. E la sensazione di essere in una casa, anche se una casa del tutto straordinaria, č aumentata quando sono arrivata nella parte privata dove c'era ad aspettare l'Annunciazione di Filippo Lippi, generosamente esposta al pubblico in questi tre giorni.
Se nelle sale prima il fiato era diventato corto, qui mi sono salite le lacrime agli occhi. Perchč?
E chi puō dirlo perchč. La storia, il bello conclamato da generazioni, l'oggettivamente bello, l'inconscio collettivo (vedi Jung), l'aura dell'opera d'arte (vedi Benjamin)...chi lo sa?

Pochi metri prima avevo incontrato il busto di donna Olimpia Pamphilj, la Pimpaccia. E subito dopo, mi sono trovata a passare davanti nel giro di venti metri a Caravaggio, Tiziano, Velasquez, Tintoretto. E due piccoli Van Wittel con la "mia" Venezia.
Come si fa a non emozionarsi fino alle lacrime?
Grazie
ac :)