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La Tenuta del Cavaliere

Ho vissuto nella Tenuta del Cavaliere per 36 anni, dall'Ottobre 1958 al Novembre 1994, e per più di 30 anni nella stessa casa. Per 30 anni mi sono affacciato alle finestre che danno su Lunghezza e mi sono riempito gli occhi e il cuore di quel paesaggio immutabile che potrei dipingere, se ne fossi appena capace, in ogni minimo particolare.
Sullo sfondo, da sinistra, Guidonia, un poco più in alto Montecelio, poi Tivoli e i Monti Prenestini; i Castelli Romani: Colonna, Rocca di Papa, Frascati, Albano. Più vicine, le colline a vigneto verso Fontana Candida, Finocchio, e ancora Castelverde, l'Osa, Villaggio Prenestino, Lunghezza, il suo Castello. A ridosso del Cavaliere infine la collinetta della Casaccia, la strada della vaccheria, il ponte di Toponetto, il ponte di ferro sull'Aniene, la Valle del Ritorno, l'ansa profonda del fiume che si spinge fin sotto le mie finestre e forma una penisola a goccia, poi con una ampia curve torna sotto il Castello, verso le fertili tre Valli: di Lunghezza, di Mezzo, del Cavalieraccio.

Arrivai al Cavaliere convinto di restarci alcuni mesi soltanto e poi essere trasferito presso gli Uffici di Roma dell' Istituto S. Spirito, il 23 Ottobre dell'anno 1958. Da alcuni giorni gli Ospedali avevano ripreso in gestione diretta l'Azienda Cavaliere, al km. 16 della Via Tiburtina, e avevano bisogno di un ragioniere, per la contabilità e le paghe al personale. C'era l'obbligo della residenza in Azienda, ma sarebbe stato un sacrificio di breve durata, pensavo, inconsapevole della scelta che avrei successivamente fatto, di trascorrere al Cavaliere metà della mia esistenza.
All’epoca ero fidanzato da un paio di anni. Franca abitava alla Borgata Ottavia, il che significava pressappoco ai confini del mondo, rispetto al Cavaliere: non c'erano mezzi per raggiungere la Via Tiburtina dall'Azienda, per cui dovevo percorrere 1800 metri a piedi, aspettare la ROMA-TIVOLI, prendere poi il 99 a Piazza dei Cinquecento e il 147. Arrivavo praticamente in tempo per raccontarci cosa avevamo fatto nella giornata, coccolarci un poco, poi dovevo ripartire, e quei 1800 metri al buio, all'una di notte, con i cani dei pastori che mi abbaiavano dietro, non erano certamente quello che mi ci voleva.
Fu così che prendemmo la decisione di anticipare i tempi. Ci sposammo nel gennaio del 1959 nella chiesetta dell’Azienda, venti posti non di più. Al Cavaliere nacquero Cristina, il 16 Luglio 1960, dopo 13 mesi, il 27 Agosto 1961, Antonella. Dopo cinque anni, il 17 Settembre 1966 nacque Claudia.
I sei mesi di "tirocinio" in Azienda erano passati da un bel pezzo; io, a dire il vero, non avevo più pensato alla possibilità di trasferimento in Amministrazione Centrale. C'erano, è vero, parecchi inconvenienti e disagi legati alla lontananza dalla città ma superati gli aspetti veramente “pioneristici" dei primi tempi, cominciavamo ad apprezzare i vantaggi del nuovo modo di vivere, a contatto con delle realtà che non avremmo mai immaginato di conoscere, in un contesto indubbiamente più sano e genuino, immersi in un'isola di verde. Insomma, per farla breve, non ho mai più lasciato l’Azienda, della quale, negli ultimi anni, ero diventato Direttore.
Sono passati tanti anni dal mio arrivo al Cavaliere. Di questo grande arco di vita un’immagine mi è rimasta impressa nella memoria come una vecchia fotografia: Alfredo, il “Capoccia delle vaccherie”, al centro della stalla, le gambe un po' divaricate, poggiato con le due mani sotto il mento ad un lungo bastone, da cui si separava, credo, solo per andare a letto, che dormiva così, in piedi, come i cavalli. Fin dal mio arrivo in Azienda nutrii una spiccata simpatia per quest’uomo, originata magari inconsciamente dal fatto che aveva lo stesso cognome di mia madre. Sulla nostra amicizia, sulle tante cose che appresi da lui in oltre venti anni di frequentazione, sulla sua grande umanità, mi soffermerò ancora quando mi deciderò a riprendere questo mio nostalgico viaggio nel passato, a rivivere i ricordi di quei lunghi anni, metà della mia intera vita, trascorsi nella Tenuta del Cavaliere.
Claudio Pirolli

 

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