25/02/2005      chi siamo - scrivici

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Centrale Montemartini: indimenticabile

La prima volta che mi è capitato di andare alla Centrale era appena stata acquisita dal Comune, non era stata ancora destinata a Museo, non era stato fatto alcun restauro, forse era stata data giusto un imbiancata.
L'occasione era un sopralluogo per verificare la possibilità di svolgere in quella sede un certo festival del video clip.

Non ricordo nulla di quello che è successo prima, non ricordo come siamo entrati, che ambienti abbiamo attraversato. I miei ricordi di quella mattinata di dicembre cominciano dall'odore di "olio macchina", lo stesso che si sente adesso, e con lo stupore, la mancanza di fiato, una lieve vertigine, insomma se non proprio la sindrome di Stendhal, qualcosa di molto simile.

Eravamo entrati direttamente nella sala macchine. La sala, senza gli attuali allestimenti museali che la riportano ad una dimensione "umana" era altissima, la "stanza" più alta dove fossi mai entrata; forse meno alta di un teatro o di una multisala cinematografica ma questi sono ambienti familiari dove la dimensione spaziale è bilanciata dalla familiarità.

E poi c'erano loro, davanti a me, le due macchine gemelle, alte sei metri, nere, potenti, terribili e silenziose. Giganti addormentati. E il loro odore era ed lì a confermare una esistenza di vita soltanto sospesa.

La sala caldaia non mi fece la stessa impressione benchè fossimo entrati dentro la caldaia stessa, e la sala colonne era un fitto bosco di radici possenti a sorreggere i giganti addormentati.


L'allestimento museale ha fatto perdere questo impatto ma ne ha dato un'altro: il continuo parlarsi fra macchine e statue, tra due archeologie, tra due modi dell'umanità di lasciare tracce potenti. E può capitare che l'odore delle macchine si mescoli ad un altro odore, quello delle le matite dei ragazzi che, seduti per terra nella sala caldaia, ritraggono le statue pazienti.

 

angela cannizzaro :)

 

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