20/06/2005     chi siamo scrivici

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                                                                                                   accade a Roma

Centro cittadino per le Migrazioni, l'Asilo e l'Integrazione sociale

 

"Non poteva esserci indirizzo migliore di questo". Così esordisce Veltroni all'inaugurazione di questo centro a via Assisi 41 che fa di Roma ancora una volta città di eccellenza anche nel campo dell'accoglienza.

Non si tratta solo di una struttura che accoglie chi arriva a Roma, ma di un luogo dove si fanno percorsi di formazione e di integrazione con il contributo di aziende come Ikea che "non ha fornito soltanto mobili ma ha integrato 21 persone nel nuovo punto vendita". Il tutto, realizzazione del centro, formazione e integrazione, con i fondi europei di "Integra".

Ma chi sono questi migranti?

Possono avere le motivazioni più diverse ma tra i migranti, quelle dei rifugiati sono le storie più dure: persone che arrivano da paesi i cui conflitti sono dimenticati, che vengono da guerre etniche, che vengono da situazioni di grave violazione dei diritti umani più elementari, persone che fuggono dopo essere state, per esempio, vendute come schiave. Tante storie diverse, di cui qualcuna abbiamo letto nel libro "La notte della fuga".

Sono afgani, armeni,  kurdi, africani di paesi che negli ultimi dieci anni hanno cambiato nome, di quei paesi di cui si parla quando il numero dei morti passa le decine di migliaia, come se ci fossero paesi in cui la vita vale di meno.

E, dopo una odissea che bene ha raccontato Le cirque du soleile l'anno scorso nello spettacolo a Villa Borghese "Odissèe", arrivano in una nuova Odissea, come Ulisse che arrivato a Itaca non può semplicemente abbracciare la moglie, stendersi sul letto. Nel nostro "palazzo Italia" la nuova odissea è data dalla legge sulla richiesta di asilo: le procedure sono centralizzate a Roma, sarebbe meglio se ognuno potesse rivolgersi alla questura vicina al punto di approdo ma così non è. E i tempi di attesa per l'esame delle domande possono allungarsi fino a 18 mesi durante i quali queste persone devono barcamenarsi in un paese di cui spesso non conoscono neanche la lingua. E provengono da storie durissime.

Il centro di via Assisi è bello: ben progettato, ben arredato, elegante. Perchè Roma non pensa che esistano "ultimi" e non vuole avere luoghi per gli "ultimi arrivati".

Ci sono 150 posti di accoglienza, insieme alle sale dove cominciare l'integrazione nel nostro paese.

Siamo stati migranti anche noi e forse in condizioni meno drammatiche. Ma "chi è stato ad Ellis Island sa come erano accolti gli immigrati" che poi sono gli stessi che avrebbero in buona parte  fatto la fortuna dell'America. Questo a Roma non accade.

ac

 

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