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accade a Roma
Ciampi
cittadino onorario di Roma
Nell'aula Giulio Cesare in Campidoglio, stamattina Carlo Azeglio Ciampi è
stato insignito della cittadinanza onoraria di Roma. Era stata votata
all'unanimità dal consigli comunale, in considerazione, tra gli altri
motivi, "che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
costantemente richiama il significato di Roma nella sua funzione di Capitale
quale simbolo eminente della storia, della identità e della unità del
Paese".
E' certamente in buona compagnia, il Presidente; ricorda il Sindaco che
Cittadini Romani, subito dopo l'unità d'Italia, erano diventati, tra gli
altri, Alessandro Manzoni, Giuseppe Verdi, Guglielmo Marconi. E altri ancora
fino ai nostri giorni quando la cittadinanza è stata conferita a Elio Toaff
e a Giovanni Paolo II.
Veltroni cita anche le parole con cui Ciampi ha raccontato il suo arrivo a
Roma da adolescente, "ammirazione e incanto". E dopo un escursus nella
carriera di Ciampi per 14 anni Governatore della Banca d'Italia, presidente
del Consiglio nel '93, nel suo costante impegno per la costituzione e per la
democrazia, conclude: "La giornata di oggi e la cittadinanza che le
conferiamo sono in fondo un modo per sdebitarci. Sono il modo più intenso e
sincero che abbiamo, signor Presidente, per dimostrarle il nostro affetto, e
per dirle grazie, come romani e come italiani, per tutto quanto ha fatto,
per tutto quanto farà ancora."
Ciampi si ricorda dei suoi 45 anni da romano, "più di metà della mia vita".
"Ma quanto è cambiata Roma da quando sono venuto ad abitarvi! Si può ben
dire che è diventata sempre più capitale, che ha dato pienezza di contenuti
al suo ruolo centrale nella vita dell'Italia libera e unita, non soltanto
per la politica ma anche per la cultura e l'economia della nazione". A
fronte della preoccupante situazione italiana, tesse l'elogio di quella
concertazione che è un modo di lavorare insieme perchè nessuna soluzione ai
problemi sia preclusa.
E
infine rivolto al Sindaco: "Avevo pensato ad una conclusione, diciamo così,
aulica, con le parole che Paolo di Tarso pronunciò 200 anni fa "civis
romanus sum". Ma poi mi sono venute in mente altre parole, oggi vicine al
nostro cuore, pronunciate un giorno non lontano, era il 26 febbraio dello
scorso anno, da un personaggio che tutti abbiamo molto amato, capo di una
antichissima istituzione romana, e non mi riferisco a quella di cui lei è
attualmente responsabile; parlo della diocesi di Roma e del suo vescovo, del
Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, anch'egli, come lei ha ricordato,
cittadino onorario di Roma così come il mio concittadino livornese Elio
Toaff, per tanti anni guida illuminata di un'atra antica comunità religiosa
romana. Quel 26 febbraio del 2004 il Papa era già molto malato ma il suo
spirito era acuto, era vivo e indomito. Volle concludere il discorso ai suoi
parroci e a tutto il clero romano con alcune parole in romanesco che mi
piace ripetere: dàmose da fa, volèmose bene, semo romani"
E al vecchio Ciampi si spezza la voce per la commozione. Ma non si ferma e
ci fa un altro regalo: "nascere e vivere in Italia è un dono; a Roma è un
privilegio"
In
tutto questo oggi grande schieramento di alte uniformi e non poteva mancare
la foto di gruppo a tutti i nostri amici guardiaportone.
Non sono bellissimi?
ac :)