18/10/2005       chi siamo scrivici

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Edith al tempo ritrovato

E' veramente curioso scrivere una soggettiva a proposito di un artista che, in fondo, non fa altro che fare "soggettive":un quadro, una foto, un libro, altro non sono che la soggettiva dell'artista su quel pezzo di mondo e di tempo.

Edith la conosco da tanti anni. Quando ho cominciato a seguirla come artista faceva collage ritagliando foto dai giornali. Si faceva condurre dalle foto nella composizione di immagini che in qualche maniera risultavano più fotografiche che pittoriche nonostante le atmosfere fossero sempre surreali, oniriche, decisamente astratte.

Poi Edith ha cominciato a fare collage dalle proprie foto e il risultato è stato come la caduta di Alice nel suo mondo fantastico, una straordinaria contaminazione, un passare da una realtà ad un'altra.

E ad un certo punto Edith ha cominciato ad esporre semplicemente le sue foto, come queste dieci opere in mostra al "Tempo ritrovato", una bella galleria vicina alla Mela Stregata (fine di Corso Vittorio, su lungotevere, si scendono delle scalette...)

L'impressione netta, immediata, è che non si capisce dove Edith smette di fare collage e iniziare ad essere fotografa o quanto le sue fotografie siano in fondo collage che lei vede, miracolosamente, nel mondo.

Le sue foglie sembrano ritagliate e posate lì, il fondale rosso dietro la sua pianta verde è tanto improbabile da sembrare un trucco, perfino la vecchia venditrice di girasoli è così definita tra le sue architetture da sembrare una composizione fotografica. E invece sono "soltanto" gli occhi di Edith.

Che meraviglia!

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