10/03/2005     chi siamoscrivici

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                                                                                                   accade a Roma

ESCHER

Dice bene Riccardo Capone: per quanto si possa essere digiuni di arte contemporanea, bene o male Escher lo conoscono tutti, anche se non lo sanno.

In effetti le sue "metamorfosi" sono famosissime; per non parlare delle scale impossibili. Ma c'è un'immagine ancora più "familiare".

Avete presente le carte da gioco napoletane? Sul retro c'è un motivo fatto a cubi che è un illusione ottica: bene, è un pezzo delle metamorfosi.

 

 

Avendo studiato architettura, ho incontrato Escher a vent'anni (a parte le carte da gioco napoletane). non so quante volte eravamo rimasti incantati davanti alle sue "scale".

Si può immaginare quindi l'emozione di essere finalmente davanti all'opera originale per scoprire, sorpresa, che è una incisione molto piccola. L'emozione davanti alle "mani", ai pesci che diventano uccelli, ai ramarri che escono dal foglio.

Ma questo Escher ai musei capitolini è altro.

 

Non ricordavo che aveva vissuto a Roma per ben 11 anni. Ed eccola la sua Roma, lunare, a forti contrasti; una serie di "vedute" di Roma con il cielo definito da textures geometriche, di quelle che erano croce e delizia delle tavole di architettura fatte al tecnigrafo e non con il più comodo retino.

E non ricordavo che prima di fermarsi a Roma aveva gironzolato per i porti del Mediterraneo ed era arrivato, sulla scia dei viaggiatori nord europei del Grand Tour, fino in Calabria. Sorpresa: entrando nell'ultima saletta prima delle opere più conosciute, vedo in lontananza un'immagine familiare, non credo ai miei occhi, è la rocca di Pentedattilo, sullo Ionio, il paese abbandonato già dal '71 dove si andava in cerca di suggestioni alla "Pic nic ad Hanging Rock". E accanto? La rocca di Scilla. Appena lo sapranno i vecchi amici di Reggio Calabria...

Nell'occhio di Escher - Musei Capitolini - fino al 28 marzo

 

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