soggettive

Fontana di Trevi
Luoghi così per chi vive a Roma finiscono per diventare
familiari..
Si passa e si ripassa davanti, ci si permette perfino il lusso di sbuffare
per l’impossibilità di godere la fontana senza la perenne folla di turisti.
Ma in realtà sappiamo bene che l’immagine di Fontana di Trevi è tutt’uno con
la folla, con i turisti, con le monetine lanciate perché si avveri il sogno
di poter tornare a Roma.
Cosa che ho fatto anche io. E non mi è stato dato soltanto di tornare e
tornare ancora; Roma, bontà sua, è diventata la mia città
E dire che non era Roma la città che sognavo. Ma questa è un’altra storia.
Credo che tutti ricordino la monetina lanciata a fontana di Trevi, perché
per tutti è la prima volta a Roma.
La mia monetina erano 100 lire, era il pomeriggio del 1 agosto 1972, compivo
quel giorno sedici anni. Mi accompagnava in giro per Roma, una bionda
cuginetta coetanea. Entrambe non eravamo particolarmente conformiste ma
credo che lei avesse quell’aria di sufficienza verso la mia monetina più che
altro perché non voleva confondersi con questa folla di poveri speranzosi
turisti creduloni. Lei era “romana de Roma”, anche se solo per nascita e non
per origini. Io non è che volessi fare come tutti ma il gesto era in fondo
innocuo e non avrebbe messo in crisi nessuna particolare sicurezza
materialista; e poi devo essermi detta “hai visto mai che fosse vero”. Pluff…ding…100
lire. Scusate…na’ piotta.
Quando sono diventata cittadina di Roma, bontà sua, a fontana di Trevi ci
sono andata con i romani il 25 settembre di tutti gli anni a fare gli auguri
di compleanno al presidente Pertini, sotto le finestre della casa che non
aveva lasciato neanche quando avrebbe potuto vivere al Quirinale.
Ci passo e ci ripasso. Quella mattina che levarono i ponteggi e la fontana
ci venne restituita dopo il restauro e la pulitura, mi sembrò troppo bianca,
insolitamente “nuova”, Cominciava, finalmente, l’epoca dei restauri ed era
lo stesso effetto che mi facevano un po’ tutti gli edifici appena
restaurati. Incredibile a dirsi ma eravamo abituati alla manutenzione
carente tanto da preferire “la patina del tempo” ai benefici effetti della
tutela.
La fine delle monetine? Non se le dividono, come si credeva, gli addetti alla pulizia e quanto a rubarle...bha... Vengono raccolte e date alla Caritas.
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