04/08/2005     chi siamo scrivici

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                                                                                                   accade a Roma

Imprese promosse da immigrati:

il contributo del Comune di Roma

Noi consideriamo sempre le cose da un punto di vista personale. Mettiamo il caso che un cittadino romano voglia fare una piccola impresa: una cooperativa, un negozio, una libreria... Se possiede capitali da investire nessun problema. Se non li possiede si rivolge alle banche e le banche per dare credito, a tasso di interesse corrente, chiedono garanzie. E sulle garanzie si aprono le differenze anche per i cittadini romani. Immaginiamo cosa può succedere se a voler fare impresa è un immigrato: non succedeva nulla, nessun accesso al credito perchè in possesso di nessuna garanzia. E i cittadini immigrati spesso non sono, dal punto di vista della scolarizzazione, votati soltanto ai famosi lavori che noi "bianchi europei ecc" non vogliamo fare più. I dati parlano chiaro: il 19% sono laureati, il 48% diplomati; nelle stesse condizioni, cioè, in cui un romano di nascita pensa di fare qualcosa di diverso del lavoro dipendente come capita capita.

Il Comune ha fatto un bando per contributi a fondo perduto (40% dell'importo) e minicredito a tasso agevolato (l'alto 40%) per sostenere progetti imprenditoriali promossi da cittadini immigrati. Un milione di Euro per 30 imprese che si sono aggiudicate il finanziamento e oggi erano tutte in Campidoglio ed era una umanità straordinariamente variopinta.

Ne raccontiamo solo alcune.

BEKI: propone un minimarket dove acquistare prodotti tipici della ex Jugoslavia; la titolare è una donna Rom laureata in ingegneria. Intende assumere intanto due dipendenti rom che possano avere fiducia nella scolarizzazione e nella possibilità di successo delle idee

AMIN è un'agenzia di pompe funebri con rito musulmano

COOPERATIVA LIBRERIA MULTIETNICA: vendita di libri, riviste, giornali scritti in lingua originaria e in italiano, quei libri, per capirci, che gli immigrati ambulanti vendono per strada ai loro connazionali e che non si trovano in nessuna libreria. L'imprenditore viene dalla Nigeria, è in Italia da 17 anni, ha studiato architettura.

IWUAJOKU VIVIAN CHINYERE: una parrucchiera per acconciature africane.

E poi ci sono sale da thè indiano, importazione di prodotti tipici dal Marocco, produzione di ghiaccio, società di pulizie, commercio al dettaglio di fiori, ristorazione nord-africana, produzioni audiovisive multietniche...

Su 30 imprese 12 sono africane, 6 vengono dalla Polonia, 6 dal Sud-America, 3 dalla Romania, 2 dall'Asia, una dalla Russia.

Il titolare corregge: "Non Russia, Ucraina"

E' evidente che tutto questo è uno dei modi possibili per andare verso una integrazione e uno scambio che favorisce la qualità dei rapporti e perfino la sicurezza. Dopo la Consulta cittadina e i Consiglieri aggiunti, il prossimo passo è il diritto di voto alle amministrative ai cittadini immigrati. Ma è di oggi la notizia che il governo ha respinto la richiesta che veniva da Genova e Torino che avevano in tal senso modificato gli statuti dei propri Comuni. Si commenta da sola.

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