c'era una volta
...e
c'č ancora, la Caffarella
Oggi il nome "marrana" viene usato per indicare tutti i fossi
della campagna intorno Roma. Ma la "marrana" autentica č quella della
Caffarella. E' il fiume Almone che scende dalle pendici dei Colli Albani e
attraversa tutto il parco.
Dapprima si gettava nel Tevere, ora invece č convogliato verso il depuratore
di Roma.
La Caffarella era ancora sconosciuta come sito archeologico, ma era il
nostro verde paradiso. Nella stagione estiva gran parte del terreno era
ricoperto da un fitto canneto che cresceva rigoglioso e che faceva sembrare
quest'angolo proprio una palude. Ancora oggi, tra le canne e i giunchi
saltano rane e rospi; strisciano bisce e salamandre e nei "boschetti sacri"
circostanti risuona il canto dei passeri.
Secondo la leggenda i boschetti erano chiamati "sacri" in onore della Dea
Egeria, una divinitą delle vicine acque sorgive minerali.
Questo era il nostro regno di fanciulli. Non appena si entrava nel parco
diventavamo;con la nostra fantasia di ragazzi, Davy Crocret, John Wayne, una
canna era una lancia e un bastone curvo un fucile,guerra contro punti
invisibili...... i ruderi di una casa erano per noi "fort alamo" e gli
abitanti delle baracche diventavano indigeni e indiani ..Geronimo, Apache,
Sioux dei film famosi.
Nelle
calde e afose giornate estive andavamo a fare il bagno nelle limpide, ma
anche gelide, acque della "marrana" , ancor prima che questa venisse portata
alla ribalta dal celebre film di Alberto Sordi. Credo, anzi, che il regista
abbia molto attinto dalla realtą degli accadimenti di quei giorni.
Dalla via Vigna Fabbri ci inoltravamo nella via Cordara e raggiungevamo il "pratone"
che era il versante orientale e porta di ingresso della grande valle verde
della Caffarella. Scendevamo attraverso un sentiero scosceso fino alle
casette degli sfollati, superavamo il fosso dei Cessati Spiriti e quindi
arrivavamo al boschetto sacro. Poi, gił, lungo un viadotto sterrato, fra
cannucce di palude e giunchi, finalmente raggiungevamo la nostra piscina
naturale. Facevamo il bagno nudi, ed era una gara a chi si tuffava prima,
poichč chi arrivava per ultimo gli toccava fare il bagno nelle acque rese
torbide dal movimento dei
piedi che facevano alzare la terra del fondale.
I pił grandi e pił audaci, andavano a fare il bagno alla "ruota Rossa", cosģ
detta perchč i contadini del luogo avevano alzato uno sbarramento a monte
del fiume, una sorta di piccola diga, che aveva formato un laghetto
piuttosto profondo. Una ruota serviva per convogliare l'acqua verso i campi
da irrigare.
Purtroppo, non sono mancati casi di annegamento. Spesso accadeva che qualche
burlone dava un falso allarme, gridando che stavano per arrivare i Vigili
urbani. Si creava il panico e il fuggi fuggi generale; spesso accadeva che
non si ritrovassero pił i propri vestiti o magari scambiati con quelli di un
altro, e poi a casa ha sentire le sgridate delle mamme.
Purtroppo la nostalgia non e' pił quella di un tempo.
ciao ciao
UBALDO detto DUCCIO