24/04/2005     chi siamo scrivici

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                                                                                                     c'era una volta

...e c'č ancora,  la Caffarella

Oggi il nome "marrana" viene usato per indicare tutti i fossi della campagna intorno Roma. Ma la "marrana" autentica č quella della Caffarella. E' il fiume Almone che scende dalle pendici dei Colli Albani e attraversa tutto il parco.
Dapprima si gettava nel Tevere, ora invece č convogliato verso il depuratore di Roma.

 
La Caffarella era ancora sconosciuta come sito archeologico, ma era il nostro verde paradiso. Nella stagione estiva gran parte del terreno era ricoperto da un fitto canneto che cresceva rigoglioso e che faceva sembrare quest'angolo proprio una palude. Ancora oggi, tra le canne e i giunchi saltano rane e rospi; strisciano bisce e salamandre e nei "boschetti sacri" circostanti risuona il canto dei passeri.


Secondo la leggenda i boschetti erano chiamati "sacri" in onore della Dea Egeria, una divinitą delle vicine acque sorgive minerali.
Questo era il nostro regno di fanciulli. Non appena si entrava nel parco diventavamo;con la nostra fantasia di ragazzi, Davy Crocret, John Wayne, una canna era una lancia e un bastone curvo un fucile,guerra contro punti invisibili...... i ruderi di una casa erano per noi "fort alamo" e gli abitanti delle baracche diventavano indigeni e indiani ..Geronimo, Apache, Sioux dei film famosi.
Nelle calde e afose giornate estive andavamo a fare il bagno nelle limpide, ma anche gelide, acque della "marrana" , ancor prima che questa venisse portata alla ribalta dal celebre film di Alberto Sordi. Credo, anzi, che il regista abbia molto attinto dalla realtą degli accadimenti di quei giorni.

Dalla via Vigna Fabbri ci inoltravamo nella via Cordara e raggiungevamo il "pratone" che era il versante orientale e porta di ingresso della grande valle verde della Caffarella. Scendevamo attraverso un sentiero scosceso fino alle casette degli sfollati, superavamo il fosso dei Cessati Spiriti e quindi arrivavamo al boschetto sacro. Poi, gił, lungo un viadotto sterrato, fra cannucce di palude e giunchi, finalmente raggiungevamo la nostra piscina naturale. Facevamo il bagno nudi, ed era una gara a chi si tuffava prima, poichč chi arrivava per ultimo gli toccava fare il bagno nelle acque rese torbide dal movimento dei
piedi che facevano alzare la terra del fondale.
I pił grandi e pił audaci, andavano a fare il bagno alla "ruota Rossa", cosģ detta perchč i contadini del luogo avevano alzato uno sbarramento a monte del fiume, una sorta di piccola diga, che aveva formato un laghetto piuttosto profondo. Una ruota serviva per convogliare l'acqua verso i campi da irrigare.

 

Purtroppo, non sono mancati casi di annegamento. Spesso accadeva che qualche burlone dava un falso allarme, gridando che stavano per arrivare i Vigili urbani. Si creava il panico e il fuggi fuggi generale; spesso accadeva che non si ritrovassero pił i propri vestiti o magari scambiati con quelli di un altro, e poi a casa ha sentire le sgridate delle mamme.
Purtroppo la nostalgia non e' pił quella di un tempo.

ciao ciao
UBALDO detto DUCCIO

 

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