05/05/2005     chi siamoscrivici

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                                                                                                   soggettiva su...

La lunga fila per il Papa anzi le lunghe, lunghissime file

Non sono tra quelli che hanno sentito il bisogno di fare la fila per salutare il Papa. Non sono nemmeno tra quelli che ritengono questo fatto epocale un delirio religioso. In fondo ho fatto la fila per Federico Fellini, per Alberto Sordi...Questa no, semplicemente, nonostante tutto il rispetto.

Ma è da stamattina, da quando hanno aperto il varco a Corso Vittorio che vado e vengo. Stamattina è stato con una specie di scusa "professionale": faccio foto, scrivo sul mio giornale, parlo di Roma...

Forse anche il fatto che veniva chiamata in campo la strada a ridosso di cui vivo...

Ho visto il ponte riempirsi con una fila nel giro di un quarto d'ora, ho visto lungotevere all'angolo con la "Mela Stregata" quasi bloccato; ho visto gli autobus essere immediatamente deviati e questo familiare pezzo di città assumere un altra connotazione.

E quindi poteva bastare.

Invece verso l'ora di pranzo, senza neanche cercare una scusa, ho sentito il bisogno di tornare a vedere cosa succedeva. E succedeva che la fila sul fiume si allungava già fino al ponte Umberto, praticamente all'altezza di piazza Navona; ho visto che la fila dei Borghi era dilagata fino a piazza Risorgimento e che un altra fila ancora costeggiava l'ospedale Santo Spirito. E poteva bastare di nuovo.

Invece un altro ritorno, al tramonto: gli autobus navette passano ormai da lungotevere e noi ci serviamo delle altre linee. Le file sono sempre più lunghe, in alcuni tratti dove si passava sei ora fa adesso non è più possibile. Non bastano più i water point ai borghi, adesso passano i camion e distribuiscono interi pacchi di acqua minerale. Li vedo in controluce verso il ponte.

E mi accorgo che non è più il lavoro a trattenermi. E che non è neanche una morbosa curiosità, e neanche un senso di protagonismo.

E' che mi piace muovermi tra tutta questa gente. Come un vampiro cerco questa umanità che, a ben guardare, mi sembra solo in parte dolente e in maggior parte in fondo festosa.

Eppure non riesco a etichettarla come "turista". Non si fanno dodici ore di fila solo per turismo, per quanto religioso.

Capisco di colpo il senso dello stupore quando, in tarda mattinata, ho sentito qualcuno che rinunciava: rinunciava ad una esperienza di vicinanza.

Il cuore del papa non ha toccato il mio cuore di mangiapreti (esagero, in realtà penso che in questo mondo c'è posto per tutti e trovo che le diversità siano una ricchezza); non sono alla conversione; sto "soltanto" provando il piacere di essere dentro, carezzata, avvolta, da una gigantesca ondata di inconscio collettivo buono e sereno.

Ecco perchè mettendomi, come insegna l'actor studio, al posto di chi va via, sento che non vorrei che tutto finisse subito, sento che non potrei andare verso piazza Venezia. Sento che domani tornerò appena posso a questo bagno comodo (io la fila non la faccio) di umanità.

angela :)

 

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