13/06/2005     chi siamo scrivici

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La notte della fuga: storie di rifugiati

Un libro che non ha capitoli ma soltanto, e detto solo alla fine, luoghi di provenienza: dal Sudan, dalla Serbia, dalla Colombia, dalla Mauritania...

Senza titoli perchè le storie sono la stessa odissea che spesso continua nella seconda odissea della burocrazia. Sono storie di persone intorno a cui si struttura il pregiudizio e la paura ma che poi gli stessi che dicono decisamente "NO" sono contenti di assumere nelle proprie fabbriche del ricco nord-est. Perchè sono ragazzi che fanno i lavori che i nostri ragazzi non vogliono fare più, come succedeva ad abruzzesi, veneti, calabresi in America nel secolo scorso.

Questa è la soggettiva di un ragazzo arrivato dalla Turchia.

"Oggi non faccio che pensare a mio padre. (...) A Roma mi sembra che la gente sia più disponibile. Non so se nelle altre città d'Italia è diverso. Vorrei tanto che i miei genitori vedano Roma, un giorno. Non solo perchè è bella e antica,ma perchè ora è la mia città: in parte mi sento romano e anche romanista! I miei devono vedere dove sono stato tutto questo tempo, la mia Roma: i luoghi dove la vita è stata più facile, e quelli dove invece è stata più difficile. Li porterei al Circo Massimo, dove ho giocato a calcio con i miei amici; al Colosseo dove gli imperatori romani mandavano i prigionieri a combattere con i leoni, come si vede al cinema; sulla scalinata di  piazza di Spagna dove mi sono seduto a prendere il sole la scorsa primavera; nei corridoi della stazione Termini, dove passo ancora tante ore, specialmente i giorni di pioggia. Quando piove il mio principale non ci fa lavorare, ma io non posso restare a dormire, perchè il Centro chiude sempre presto e riapre la sera. Allora vado a Termini e guardo gli altri stranieri che, come me, non hanno una casa e girano sotto la pioggia fredda, senza un posto preciso dove andare. Certamente mi padre e mia madre sarebbero contenti di andare anche alla moschea, dove vado a pregare quando posso.

E da vedere ci sarebbe anche una fermata dell'autobus su una grande via vicino al Circo Massimo. Lì ho baciato per la prima volta una ragazza italiana. Ma questo a mio padre non lo racconterei."

 

"...quando fra anni ci ricorderemo di chi allo stadio fischiava i calciatori neri, lo sentiremo come un fatto preistorico, perchè nel frattempo sarà nata una nuova umanità fatta di bambini colorati, con gli occhi a mandorla, figli di incontri come questo, fra un ragazzo turco e una ragazza italiana" (W. Veltroni)    

                                                                                                          

 

soggettive


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