24/06/2005     chi siamo scrivici

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                                                                                                   accade a Roma

Leon Battista Alberti.

La Roma del Quattrocento

 

"Tutti gli edifici dell'antichità che potessero avere importanza per qualche rispetto, io li ho esaminati per poterne ricavare elementi utili. Incessantemente ho rovistato, scrutato, misurato, rappresentato con schizzi tutto quello che ho potuto"

Leon Battista Alberti - De Re Aedificatoria - libro VI, cap. I

 

Ecco, questo il clima a Roma in quei tempi che si sarebbero chiamati "Rinascimento". Per la prima volta artisti e architetti guardavano agli edifici della Roma antica pensando che dovessero diventare un modello di grazia, cultura ed eleganza. E per la prima volta li disegnavano, compivano un atto di conservazione attraverso l'astrazione del disegno.

Adesso sembra una cosa normale, chiunque abbia fatto un liceo, ma forse anche i ragazzi delle scuole medie, si sono dovuti cimentare nel disegno degli ordini architettonici: dorico, ionico corinzio, nella costruzione di un arco...

Ai tempi di Leon Battista Alberti succedeva per la prima volta. E va ricordato che in assenza di "immagine oggettiva" anche la familiare "pianta turistica della città" era tutt'altra cosa, era un disegno simbolico che raccontava dei luoghi importanti, simile più alle mappe del tesoro dei pirati che ad uno strumento utile per l'orientamento.

Davanti ai disegni originali degli artisti, in veste di umili rilevatori, si prova insieme emozione e familiarità: sembrano i disegni fatti a riga e squadra al liceo, sembrano i disegni ingialliti che mia suocera mi ha regalato, fatti da lei nella carriera di insegnante di materia artistiche alla Ugo Foscolo negli anni '70. Emozione e familiarità anche davanti ai frammenti di architettura classica che sono stati oggetti dei disegni di Alberti e coevi.

 

Ho ascoltato i commenti: qualcuno ha definito "d'elite" questa mostra, poco leggibile al grande pubblico. Ma anche se così fosse, non sarà meglio che il grande pubblico, ammesso che sia davvero così ignorante come viene giudicato, sia stimolato?

E poi voglio citare il saggio commento del consigliere Bertolucci: davanti a tanta bellezza ci si rende conto che i nostri sono tempi bui: una volta si faceva tutto, anche le maniglie, anche i chiodi, per il piacere di chi avrebbe guardato, adesso... costa troppo, certo, ma... Ma c'è stato il movimento moderno"

e questa è un'altra storia

ai Musei Capitolini - fino al 16 ottobre

angela cannizzaro

 

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