c'era una volta
e c'è ancora lo stemma del Comune
Il Comune
di Roma, ancora oggi, ha come proprio simbolo ufficiale
lo stemma che ci viene dai secoli scorsi. Lo stemma , come tutti i romani
sanno, è di forma appuntata, di color porpora, con le famose lettere
maiuscole S P Q R , che, accostate diagonalmente a scalinata figurano
precedute da una croce greca, con in cima una corona di otto fioroni d’oro
di cui cinque sono visibili.
I più antichi esempi di tale stemma risalgono al XIII° secolo e varianti vi
sono state nel XIV° quando la forma dello scudo ha preso il piede a punta ed
ha avuto l’aggiunta della corona come risulta attualmente. Nel XIV° secolo
veniva anche riprodotto nel fiorino d’oro del Senato Romano come moneta che
circolava in quell’epoca a Roma.
Lo stemma attuale fu adottato dal Comune di Roma dopo il 1884 quando a Roma
era Sindaco Leopoldo Torlonia.
La corona è il simbolo della sovranità popolare e le lettere maiuscole S P Q
R sono le abbreviazioni di Senatus PopulusQue Romanus e stanno ad indicare
la somma delle autorità della Repubblica Romana ( figurano già nelle
iscrizioni di tal periodo ) e cioè il popolo e la sua espressione più
solenne rappresentata dal Senato.
Della origine di questa sigla, cosi’ nota, però è difficile risalire nel
tempo con certezza. Infatti molti sono gli studiosi che hanno tentato,
risalendo oltre che ai Romani addirittura anche ai Sabini.
Inoltre tali lettere sono state oggetto, nel tempo, di varie
interpretazioni, oltre quella ufficiale ormai accertata come vera, ed anche
scherzose da parte dell’arguzia propria dei romani per colpire magari il
potere del momento. Anche Gioacchino Belli nel 1833 , sotto il regno di Papa
Gregorio XVI°, che tartassò con il nomignolo di Papa Gregorio, scrisse un
efficacissimo sonetto con il titolo S.P.Q.R.
Poi, prima del 1870, quando cadde l’impero papale dopo la breccia di Porta
Pia, a sottolineare la poca autorità rimasta al Municipio di Roma, dei
buontemponi avevano trasformato la sigla originaria in Si Peu Que Rien .
Poi, dopo il 1870, circolava in città con questa nuova interpretazione
Sanctus Pater Quondam Rex ed inoltre con Quintino Sella Ministro delle
Finanze dello Stato Italiano divenne Sella Piglia Quanto Resta.
Ancora oggi i buontemponi del nostro tempo trasformano, con l’ilarità e la
bonarietà dei cittadini romani, la sigla secondo interpretazioni più o meno
divertenti.
Ma al di fuori di ogni banalità o valutazione divertente, la sigla S P Q R ,
anche se nel tempo sono state attribuite fantasiose interpretazioni, è ormai
destinata a rappresentate con storica certezza l’emblema della potenza di
Roma come dominatrice e civilizzatrice del mondo allora conosciuto, ovvero
Caput Mundi.
massimo giacomozzi