02/03/2005     chi siamo scrivici

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                                                                                                   c'era una volta

e c'è ancora lo stemma del Comune

Il Comune di Roma, ancora oggi, ha come proprio simbolo ufficiale lo stemma che ci viene dai secoli scorsi. Lo stemma , come tutti i romani sanno, è di forma appuntata, di color porpora, con le famose lettere maiuscole S P Q R , che, accostate diagonalmente a scalinata figurano precedute da una croce greca, con in cima una corona di otto fioroni d’oro di cui cinque sono visibili.
I più antichi esempi di tale stemma risalgono al XIII° secolo e varianti vi sono state nel XIV° quando la forma dello scudo ha preso il piede a punta ed ha avuto l’aggiunta della corona come risulta attualmente. Nel XIV° secolo veniva anche riprodotto nel fiorino d’oro del Senato Romano come moneta che circolava in quell’epoca a Roma.
Lo stemma attuale fu adottato dal Comune di Roma dopo il 1884 quando a Roma era Sindaco Leopoldo Torlonia.
La corona è il simbolo della sovranità popolare e le lettere maiuscole S P Q R sono le abbreviazioni di Senatus PopulusQue Romanus e stanno ad indicare la somma delle autorità della Repubblica Romana ( figurano già nelle iscrizioni di tal periodo ) e cioè il popolo e la sua espressione più solenne rappresentata dal Senato.
Della origine di questa sigla, cosi’ nota, però è difficile risalire nel tempo con certezza. Infatti molti sono gli studiosi che hanno tentato, risalendo oltre che ai Romani addirittura anche ai Sabini.
Inoltre tali lettere sono state oggetto, nel tempo, di varie interpretazioni, oltre quella ufficiale ormai accertata come vera, ed anche scherzose da parte dell’arguzia propria dei romani per colpire magari il potere del momento. Anche Gioacchino Belli nel 1833 , sotto il regno di Papa Gregorio XVI°, che tartassò con il nomignolo di Papa Gregorio, scrisse un efficacissimo sonetto con il titolo S.P.Q.R.
Poi, prima del 1870, quando cadde l’impero papale dopo la breccia di Porta Pia, a sottolineare la poca autorità rimasta al Municipio di Roma, dei buontemponi avevano trasformato la sigla originaria in Si Peu Que Rien . Poi, dopo il 1870, circolava in città con questa nuova interpretazione Sanctus Pater Quondam Rex ed inoltre con Quintino Sella Ministro delle Finanze dello Stato Italiano divenne Sella Piglia Quanto Resta.
Ancora oggi i buontemponi del nostro tempo trasformano, con l’ilarità e la bonarietà dei cittadini romani, la sigla secondo interpretazioni più o meno divertenti.
Ma al di fuori di ogni banalità o valutazione divertente, la sigla S P Q R , anche se nel tempo sono state attribuite fantasiose interpretazioni, è ormai destinata a rappresentate con storica certezza l’emblema della potenza di Roma come dominatrice e civilizzatrice del mondo allora conosciuto, ovvero Caput Mundi.
massimo giacomozzi

 

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