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soggettive
Come ti
accorgi di essere diventata grande? La risposta sta nell’ombrello
Cari amici buongiorno, oggi mi sono svegliata canterina e, malgrado la
giornata sia piovosa ed il lavoro pur sempre lavoro appunto, continuo ad
intonare “motivetti” anche piuttosto impegnativi.
Bene, detto questo oggi credo di essere una delle poche persone in grado di
vedere un po’ di rosa in questa giornata dai colori grigi, perciò mi sento
molto fortunata.
Le mie colleghe mi guardano come se fossi “ posseduta” da un insolito
spirito angelico mentre loro, tazza di caffé o cappuccino alla mano
rimpiangono di non essere rimaste “sotto le pezze”.
Oggi ero sull’autobus molto presto e tanto per cominciare voglio informarvi
di una cosa di cui mi sono resa conto anche in questa occasione: se sorridi
il mondo ti sorride ed infatti con questo sorprendente buon umore non solo
ti senti assolutamente invincibile ma la gente che incontri e che di solito
si mostra “ingrugnata” di prima mattina appare improvvisamente più cordiale,
sali sull’autobus ed inizia a piovere scendi e magicamente smette... insomma
cose di questo genere!
Ma veniamo al dunque….la domanda era “ Come ti accorgi di essere diventata
grande?”
Oltre alle inevitabili riflessioni di impatto serioso e alle volte
nostalgico per non poter rivivere le straordinarie sensazioni tipiche
dell’adolescenza, tra cui la spensieratezza ed i prorompenti batticuore,
(pensiero al quale in genere segue inevitabile senso di malinconia e
tristezza cosmica) , in generale la risposta più semplice è la seguente:
diventi grande quando ti trovi ad affrontare importanti responsabilità
lavorative, hai una casa, dei figli da crescere e pile di panni che dalla
cesta - inevitabilmente colma - implorano almeno un lavaggio rapido e via
dicendo. Ma non è tutto.
Ebbene ti accorgi di essere diventata grande quando prima di uscire da casa
ti affacci alla finestra, strizzi gli occhi nel tentativo di vedere meglio e
ti domandi” Piove?” e se la risposta è affermativa ti metti alla dannata
ricerca di quello strano, scomodo strumento per ripararti chiamato ombrello,
si proprio quello che nella fascia di età dai 12 ai 20 anni tua madre ti
implorava di portare di per non prenderti in ordine di sventura la
polmonite, la bronchite, l’influenza oppure il più devastante dei
raffreddori.
Facendo due calcoli io dovrei quindi trovarmi esattamente in fase di
avanzata senilità perché non solo lo cerco per tutta casa ma se non lo trovo
lo ricompro…..
Eppure mi sento ancora piccina picciò. mi continuano a piacere da matti i
cartoni animati da Lilo e Stich fino a Koda fratello orso, l’Era glaciale,
gli Incredibili… insomma tutti.
Quando la mattina suona la sveglia per ricordarmi che mi dovrei alzare per
andare al lavoro esattamente come accadeva ai tempi della scuola penso
sempre….”E dai ancora cinque minuti”e di lì a seguire tutto si perpetua da
anni allo stesso modo: dopo aver a lungo indugiato il più possibile al
calduccio muovo i primi passi fuori dal letto avvolta nella coperta di pile,
mi vesto con gli occhi chiusi (ed è per questo che spesso una volta riaperti
mi cambio al volo).
Però questa mattina quando ho preso l’autobus in compagnia di un gruppo di
giovani liceali mi sono ricordata di tante cose che invece non accadono più.
Loro: niente giacca e per carità nessun ombrello, basta il cappuccio della
felpa e poi zaino in spalla e tanta, tanta voglia di comunicare ma non come
fanno tutti bensì con un linguaggio criptato e divertentissimo che va da “
Bella Frà” che presumo voglia dire qualcosa tipo “ Buongiorno Francesca” a
“Bella Andrè” che secondo la stessa logica vorrebbe dire “ Buongiorno a te,
Andrea”.
Si continua poi con discorsi tipo “Ma oggi vai all’uscita del Giulio?”oppure
“ Ma se t’enterroga ce vai?” che oggi come oggi penso significhi “ Se la
prof ti interroga sei preparato?” .
Tenerissimi sono poi i cori delle fanciulle sulle note delle ultime canzoni
romantiche come “ Marmellata” di Cremonini.
Improvvisamente è come se qualcuno mi avesse messo davanti uno specchio due
metri per due, inevitabilmente mi sono ispezionata e questo è il risultato.
Io: giacca abbottonata dal primo all’ultimo bottone, foulard per coprire la
gola, occhiali scuri - malgrado la pioggia - per responsabile copertura
delle occhiaie, maglioncino arrotolato in borsa per tutte le evenienze e
reggetevi forte….. l’ombrello in mano ed in testa un pensiero di inaspettata
condivisione del profondo senso di “preoccupazione influenza” di quelle
mamme che hanno accompagnato i figli alla porta….
E’ tremendo …….forse sono cresciuta!
Se vi state chiedendo quanti anni ho la risposta è 28, ve la do adesso
perché il mio prossimo compleanno è vicino e tra poco sarei costretta a dire
29 e al momento non voglio pensare che manca così poco ai 30!
Mimì
(quando si parla di anni è meglio rimanere anonimi, magari me ne date di
meno!!!!)