06/09/2005   chi siamo scrivici

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Venezia Mostra del cinema - sesto giorno

Il nostro inviato Francesco è tornato a Roma ma minaccia di scrivere ancora sugli ultimi film che è riuscito a vedere. Tremando aspettiamo e intanto continua il diario dell'inviata Angela.

 

I romani appaiono come funghi dopo la pioggia che in effetti in questi giorni c'è stata.

Ieri in fila è apparsa Alice Casalini, giovanissima dolce giornalista che scrive di cinema su "Aprile" ed è qui con Cinemavvenire (piccolina, distribuiva le pagine quotidiano)

Stamattina è stato il turno di Marco, operatore della Rai, incontrato sul battello, assonnato quanto basta e anche un po' seccato: per la sua troupe (4 persone) non è stato chiesto l'accredito stampa e quindi non c'è verso di vedere un film senza pagare il biglietto.

E stasera è stata la volta di Satenig e le sue amiche: stavo lavorando al tavolo del bar centrale dell'area, sgranocchiando una confortante piadina romagnola, quando una bella signora mi dice "io la conosco". E infatti ci siamo incontrate al mio corso di regia alla Upter. Satenig sta organizzando un festival nelle Marche dove sarà dato il premio Massimo Girotti; la sua amica Olga invece è una "industry", perchè la sua società (camoriginalsoundtraks.com) distribuisce e forse produce colonne sonore; la terza amica ama il cinema quanto basta per essere qui come pubblico pagante. Che personaggioni!

Ma veniamo ai film visti oggi con una nota: giornata veramente buona.

The Brothers Grimm - la cosa che mi ha colpito per prima è stata la scenografia. Le case, i tetti, il colore sono disneyani, hanno quelle sfumature grigio-blu degli acquerelli e delle tempere che erano i fondali dei grandi vecchi cartoon. Al solito grandi movimenti di macchina, molti dolly ma anche probabilmente qualcosina digitale. L'ipotesi è che i due fratelli siano in realtà piccoli truffatori che si guadagnano da vivere facendo finta di liberare da streghe cattive i paeselli della Germania agli inizi dell'800 finchè non trovano veramente una strega cattiva. Il taglio è  leggero. Bellina la ricucitura delle bambine che scompaiono nella foresta: da Cappuccetto Rosso a Gretel. Lui, di Casanova, qui è meno bello. Peccato.

Elizabethtown - Un'altra commedia che siamo corsi a vedere per Orlando Bloom. Continuo a dire che lo preferisco biondo come l'Elfo Legolas ma evidentemente devo rassegnarmi: Bloom è moretto. Film leggero ma delizioso, giocato sui buoni sentimenti della provincia americana forse un po' crassa ma sincera, sulla distanza dall'altra America, quella degli affari, del successo e dei possibili clamorosi "fiaschi" (detto così nella versione originale) da un miliardo di dollari. Deliziosa lei, deliziosa la storia, strepitosa Susan Sarandon che alla fine balla il tip-tap. La fine... la fine è un interminabile viaggio nella provincia su una serie di tappe che narratovamente forse sono veramente troppe ma, evidentemente, servono all'America per riconoscersi in una leggerezza necessaria in questi tempi bui.

The Wild Blue Yonder - Mi riusciva incredibile che Herzog potesse aver fatto veramente un film di fantascienza, lui di Nosfertu, lui di Fitzcarraldo, lui di Aguirre furore di Dio. E infatti fantascienza sì, ma... Nenache un effetto speciale, la prima parte immagini id repertorio dei primi voli aerei con l'ipotesi che quelle scoperte e quei sognatori fossero alieni appena arrivati in fuga dal pianeta morente. E poi dichiarazioni di scienziati sulle teorie dei tunnel per la navigazione nello spazio. E il resto del film girato dentro i veicoli della Nasa o sotto la calotta polare artica. Tutto con una narrazione fuori campo che ricuce il filo narrativo in un materiale che sarebbe rigorosamente documentario. Straordinaria la colonna sonora: canti che sembrano greci, forse perfino sardi.

Everything is illuminated - Un ragazzo ebreo americano va in Ucraina alla ricerca delle sue radici: nulla di più consueto, almeno dalla caduta del muro. In Ucraina c'è una famiglia che ha messo in pedi il business per gli americani ebrei ricchi che cercano i loro parenti morti. Del giovane ucraino è la voce narrante e lui è una sorta di "Nando un americano a Roma" con le dovute distanze di tempo. E' un viaggio interiore ma condito da elementi alla Kustouriza, bande musicali, situazioni ai limiti del grottesco. Ma alla fine quello che stupisce, alla luce di tante guerre recenti se non ancora in corso, è la presenza, il ricordo fin troppo vivo "della guerra", dell'occupazione dei nazisti, degli stermini, dell'efferatezza sui villaggi ebrei. E' un altro film "per non dimenticare" giocato sul personaggio del "collezionista", colui che raccoglie cose perchè ha paura di non ricordarle più. Bello.

 

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