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Venezia - mostra del Cinema - meno uno

Deve essere una specie di magia: dopo la conferenza di ieri (che era in realtà la firma di un protocollo di collaborazione tra la Biennale e MusicaperRoma a proposito della Festa Internazionale del Cinema di Roma), sembra che la Mostra più che volgere al termine, stia precipitando verso la fine. Ci si mette anche il tempo con un temporale tanto potente da rendere difficile l'ascolto in sala. E, come per magia, amici e colleghi di lavoro, hanno telefonato chiedendo "ma quando tornate?

Insomma è fatta, ancora un paio di film e poi si torna.

Quello che dispiace è il clima di rivalità fra Venezia e Roma che si è creato: i miei amici, le persone in fila, molti cominciano a guardare a noi romani come a quelli che vogliono impoverire Venezia e la Mostra del Cinema. questo mi addolora. Personalmente perchè amo Venezia come una casa di pari merito. Perchè Venezia è il primo Festival del Cinema del mondo, perchè non posso che riconoscere il suo appeal. Ma, se proprio vogliamo scendere ai livelli della "politica" allora va detto che Roma farà il suo festival con un budget di 8 milioni di euro quasi tutti privati (non costerà quasi niente cittadini così come tante altre iniziative per la cultura a Roma). La Biennale cinema ha un budget di 8,6 milioni di euro quasi tutti pubblici. Gli amici Veneziani mi dicono che Roma ha fondi, compresi quelli del Giubileo; ma il Giubileo è lontano 5 anni e nel frattempo Roma vede tagliati di anno in anno centinaia di milioni di euro da parte dello stato, Terribile! Da qui a "Roma ladrona" mi sembra che il passo sia tragicamente breve. E, scusate, ma il mercato l'abbiamo voluto tutti. E nel mercato vale soprattutto la capacità di attirare soldi, fiducia e investimenti. Roma lo sta facendo con una accelerazione interessante. Venezia non ha meno appeal di Roma. Siamo convinti che questa competizione sterile, si possa rivelare molto stimolante e fertile per tutti.

 

I film di oggi:

La bestia nel cuore - finalmente un film italiano che non parla di sciocchezze, che ha ritmo ma soprattutto che ha una regia capace di provvidenziali cambi di registro. Brava Cristina Comencini che ha il coraggio di parlare di incesto. Ma diciamolo meglio: violenza da parte del padre sui figli bambini. Se la molestia e la violenza sessuale sui bambini è orrida, quella perpetrata dal genitore è il buio più profondo. Il film è tratto dal romanzo della stessa regista che si chiede che adulto possa diventare un bambino molestato dal genitore, quale futuro affettivo, quale il rapporto con i propri figli, quale catarsi. Ma il pregio del film è non solo nel coraggio del tema, ma anche nella capacità di ricorrenti cambiare registro, di inserire, grazie alla magnifica sempiterna Angela Finocchiaro, elementi di disarmante ironia in una andatura dove non c'è veramente niente da ridere.

Dolcissima Giovanna Mezzogiorno. Bravo Lo Cascio forse un paio di volte un pelino sopra le righe. Stupefacente Stefania Rocca nella parte della cieca lesbica. Finalmente un film in grado di competere per il leone d'oro. E d'altra parte, come si dice, buon sangue non mente.

 

 

soggettive


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c'era una volta


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