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Munch

"Ci sono epoche da Chagal ed epoche da Munch. I nostri sono tempi di sofferenza, di inquietudine, di disagio; forse sono i tempi più duri che si sono prodotti dalla fine della seconda guerra mondiale. Nessun autore più di Munch li incarna meglio. Nessuna opera più dell'Urlo."

Così Walter Veltroni parla di Munch.

Dell'Urlo al Vittoriano, tra le tante opere, c'è la grafica. Ci guarda e grida, muta.

Per capire l'essenza della sua pittura basta una dichiarazione dello stesso Munch:

"La mia arte ha le sue radici nelle riflessioni sul perchè non sono uguale agli altri, sul perchè ci fu una maledizione sulla mia culla, sul perchè sono stato gettato nel mondo senza poter scegliere..."
 

                

Un opera più di altre?

"La notte" che sembra solo un interno e poi, avvicinandosi, si scorge un uomo davanti alla finestra che ha ancora (ha sempre avuto?) il suo cilindro sulla testa pesantemente china in avanti.

E poi gli autoritratti: tutti sembrano un preludio all'Urlo, in tutti lo sguardo fisso a chi guarda, l'inquietante "camera look" di un viso triangolare che evolve verso il teschio.

E nella sezione fotografie la sorpresa: Munch non era affatto così, non era così il suo volto; da quello che vediamo è un uomo bellissimo, sia da giovane che da adulto. Autoritratti, sì, ma della sua anima dolente.

angela :)

 

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