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accade a Roma
Pier Paolo Pasolini: 30 anni dopo
Trenta anni? E' sconcertato uno dei commessi del Campidoglio, quello anziano, coi bellissimi baffoni bianchi. Trent'anni...Ma sei sicura?
Trent'anni...Aspettando la conferenza stampa di presentazione delle iniziative del Comune, anche a me trenta anni erano sembrati tanti. Trent'anni fa, il 2 novembre, mi ero appena diplomata e in quei giorni avevo appena cominciato a frequentare l'università e il suo collettivo politico. Facevo politica già dagli ultimi ani del liceo e non potevo non conoscere Pasolini. Ma trenta anni fa se avessi dovuto dire qualcosa, avrei detto "Bhe, Pasolini, un genio, un artista impegnato", senza essere capace di approfondire molto. Per me Pasolini era difficile da restituire anche se non potevo che sentirne la grandezza, la profondità.
Mentre prendevo questi appunti una ragazza dell'Ansa, che certo trenta anni fa non c'era, mi chiede se il sindaco potrebbe avere qualcosa di personale da raccontare su Pasolini, se lo ha conosciuto...Immagino di sì ma non lo so...
Lo conosceva ma non racconta nulla, sobria come sempre. Ha piacere di raccontare invece Goffredo Bettini, attuale presidente dell'Auditorium.
Goffredo, Gianni (Borgna) e Walter quell'anno erano "ragazzi della FGCI". Pasolini lo conoscevano e Pasolini guardava al loro impegno con interesse. Una sera erano andati a trovarlo e lui aveva detto che stava per finire le riprese di "Salò o le 120 giornate di Sodoma"; e disse anche che a loro avrebbe dedicato una scena. Poi il 2 novembre venne assassinato, il film uscì postumo. La scena? Goffredo crede che sia quella del ragazzo che rompe la catena delle dilazioni, fa l'amore con una ragazza nera e si fa uccidere alzando il pugno chiuso.
Forse Pasolini, che si era scagliato contro i giovani del '68 chiamandoli borghesi per schierarsi con i poliziotti che considerava "figli del popolo", in questi ragazzi della FGCI, in questi giovani del Partito Comunista Italiano, lo stesso partito che lo aveva espulso a Casarza per omosessualità, in questi vedeva una speranza. E la storia deve avergli dato ragione se questi tre oggi sono rispettivamente Goffredo Bettini il presidente dell'Auditorium, Gianni Borgna l'assessore alla Cultura e Walter Veltroni il sindaco di Roma. E chissà cosa faranno ancora.
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angela cannizzaro