27/07/2005   chi siamo scrivici

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Passeggiando per Ceri

Spesso e volentieri, nelle lunghe e luminose giornate di primavera ed inizio estate, quando il caldo è piacevolmente mitigato dalla fresca carezza del vento di mare, mai completamente assente, vado a passare un paio d’ore a Ceri.
Evitando accuratamente di scegliere il sabato e la domenica, mi ritrovo a passeggiare nelle deserte e silenziose stradine del piccolissimo borgo, tutte selciate, così come la caratteristica piazzetta, tra le solide, pulite, antiche case, abitate da non più di un centinaio di Ceritani doc. Ogni volta ritrovo, immancabile, un senso di serenità e pace difficilmente riscontrabile in altri luoghi. Perfino nei week end, quando la “invasione” dei romani in gita è massiccia (e ciò si verifica in ogni periodo dell’anno) questa ineffabile sensazione di vivere, sia pure per un breve periodo, in una dimensione insolitamente a misura d’uomo, permane.
L’antico borgo cinto di mura merlate, in suggestiva posizione sopra un acrocoro di roccia rossastra, si presenta in tutta la sua scenografica apparizione, quando si arriva ai suoi piedi percorrendo l’antica via Ceretana, con la porta d'ingresso, la tagliata di accesso al borgo, sicuramente di origine etrusca e i suoi cannoni (8 spingarde) inglobati nelle mura merlate non si sa da quando e da chi.
Ceri, o meglio Caere Nova, venne prescelta come ultimo rifugio, più salubre e difeso, alto sul Sanguinara, dalla popolazione superstite di Caere (Vetere) - poche centinaia di anime - martoriata dalle invasioni saracene del IX secolo, dalle oppressioni turbolente dei suoi feudatari, cui intorno all’anno 1100 si aggiunsero violente epidemie di malaria. Poi, col passare dei secoli, Cerveteri riprese lentamente vita, si ripopolò, e Ceri tornò ad essere quello che è ora, un piccolo borgo. Consiglio vivamente agli amici che ci leggono, a quei pochi, magari, che ancora non conoscono Ceri, di venire a trascorrere qualche ora in questo tranquillo angolo di mondo, a pochi passi da Roma. Da visitare non c’è molto, a dire il vero: unico testimone di edilizia di età romana è il fronte in laterizio di un edificio (epoca alto imperiale) che è inglobato in una casa in Piazza S.Felice, mentre all’epoca medioevale risalgono la Chiesa, che dal 1854 è intitolata alla Immacolata Concezione, e la Rocca degli Anguillara (1470 circa) divenuta poi Palazzo Odescalchi-Torlonia.
Naturalmente, una così piacevole esperienza non si può concludere se non davanti a un buon piatto proposto dalla cucina locale, e davvero a Ceri e dintorni trattorie e ristoranti non mancano!
Claudio Pirolli

 

 

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