20/04/2005     chi siamoscrivici

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Pinocchio Nero

Del libro di Collodi c'č sicuramente la restituzione cinematografica di Walt Disney che ha finito per farmi identificare il burattino di legno con quello paffutello del cartoon.

Poi c'č stato il tenerissimo Pinocchio di Comencini, dove forse pių che Pinocchio č stato Geppetto-Nino Manfredi a restare nella memoria. E poi il Pinocchio toscano, scatenato di Benigni.

 

Ma adesso ho un altro Pinocchio da ricordare per sempre: questo Pinocchio Nero dei ragazzi di Nairobi che č di nuovo a Roma per 15 giorni al Gran Teatro.

Mi chiedevo come avessero trascritto la favola: l'hanno descritta letteralmente, anche nella durezza.

Duri, giustamente duri, i movimenti meccanici dei "burattini" che ricordano le performance di Totō. Sorprendente la perfezione delle coreografie. Il ballo e la musica, mi scuso per il luogo comune, sono all'altezza della gente nera, nel sangue.

 

Straordinaria la "balena": le braccia dei ragazzi sul palco diventano i denti della bocca spalancata che sta inghiottendo Pinocchio che non si vede, che sta nuotando, c'č la voce del narratore, la stessa che accompagna tutto lo spettacolo, apparendo a volte, come un personaggio importante del villaggio, seduto sotto un albero in un angolo della scena.

Commovente la scena della trasformazione in cui arriva sul palco un burattino, che impressiona per la sua "umanitā" che si addormenta dolcemente.

Di grandissima gioia il finale con questo sventolare i passaporti, segno tangibile della trasformazione in persone di questi 20 "chocora", di quella che prima di questo progetto erano solo spazzatura.

Non poteva che essere "Pinocchio": il burattino diventa bambino e finalmente fa quello che avrebbe dovuto fare fin dall'inizio, quello che devono fare tutti i bambini: andare a scuola.

 

Gran Teatro - viale di Tor di Quinto
dal 20 al 23 aprile - ore 10 - per le scuole
28, 29 e 30 aprile - ore 21

€ 15 - il ricavato delle serate sarā interamente devoluto ai progetti AMREF per l'infanzia

 

angela :)

 

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