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soggettive

LETTERA
DA UNA NAPOLETANA A ROMA
Cara Angela,
mi solleciti un intervento su Roma, città di adozione, che ancora non sento
mia, e tu conosci il mio pensiero e sentimento al riguardo.
Cosa dire che non sia ovvio, scontato, banale su questo sito unico al mondo,
che ha fatto, subito e testimoniato la storia dell’UOMO nei millenni?
Ogni pietra del selciato sconnesso, ogni facciata di palazzo, restaurato o
fatiscente, mi parla di una vicenda accaduta, che solo qui poteva accadere e
che, forse, la grande miseria di questo paese nel secolo scorso ha
salvaguardato dalla distruzione a favore di una metropoli “moderna”. Oggi vi
è maggiore consapevolezza della fortuna che le è capitata: il sopravvivere
di una stratificazione di stili che attraversano tanti secoli.
Bella, unica, maestosa e ……miserabile quando la volgarità moderna e la
mancanza di coscienza collettiva della sua preziosità, rispetto all’umanità,
la maltrattano imbrattandola di sudiciume e di osceni scarabocchi, che nulla
hanno a che vedere con alcuna espressione vagamente artistica se non insulto
e disprezzo per ciò che non si possiede culturalmente: l’amore per il bello,
il senso estetica svilito dal basso livello mediatico offerto dal potere
attuale.
Il potere ha sempre realizzato nefandezze, in analisi storico-politiche, pur
tuttavia proprio questa città testimonia l’ambizione del potere di lasciare
traccia di sé in opere grandiose per le quali il potere delle grandi
famiglie, della chiesa, senza dire delle grandi opere pubbliche dei nostri
antenati, impegnavano le menti dei grandi architetti, pittori, urbanisti.
Gli anni del dopoguerra hanno visto sorgere al potere i saccheggiatori della
propria terra senza alcuna ricompensa per la collettività.
Finalmente, negli ultimi anni c’è un sindaco ed una giunta che si stanno
riappropriando del senso della Città-Urbe, con una raffinatezza culturale
quasi miracolosa (che tutti gli dei dell’olimpo ce li lascino governare a
lungo!) in questo sistema politico che sa da troppo tempo esprimere il
peggio del nostro paese.
I LOVE
ROMA, ebbene si, amo questa città per i colori dei suoi tramonti cosi bene
rappresentati da Corot, la amo perché sebbene oltraggiata sa conservare un
aspetto nobile e distaccato (sembra dire “lasciate fare, tanto i barbari
passano ma IO resto”) come quando consente a milioni di persone di adunarsi
per le manifestazioni le più diverse, trattenendo il respiro, lasciando
campo libero, sospendendo il solito tran-tran, la amo perché la domenica
finalmente riposa e si lascia godere; perché quando giove pluvio da’ tregua
esibisce cieli azzurri e nuvolette bianche come quelli delle volte delle sue
chiese dipinte da artisti che si lasciavano sedurre dai suoi colori e dalla
sua anima che è allegra (quanti angioletti-puttini svolazzano sotto le volte
delle chiese!), qui il gotico serio e tenebroso del nord non poteva
attecchire. Amo Roma perché mi da il privilegio di sentirmi cittadina del
mondo, ma anche l’orgoglio di scoprire che da tutto il mondo non ho
conosciuto persona che non ti dica che almeno una volta vorrà venire e
vedere la madre di tutte le città.
Eppure, cara Angela, ti ho confidato tante volte il disagio che ho provato
per tanti anni nel collocarmi nel tessuto culturale di questa città, venendo
da Napoli dove ho vissuto la mia formazione da giovane e adolescente prima.
A Napoli era tutto più facile per un ragazzo che voleva avvicinarsi alla
musica, al teatro, al meglio delle possibilità culturali in quella città che
ne è ricca e prodiga. Era normale poter partecipare già da studente perché
la cultura si offre con naturalezza a chi la ricerca, ma l’arrivo a Roma mi
ha relegata nella suburra dei questuanti, sempre prevaricata dal potere che
si accaparra tutto per apparire. Niente più opera al San Carlo (i prezzi ed
il cartellone, nonché il livello di esecuzione sono improponibili), spesso
vi sono negli ultimi anni grandi eventi cosiddetti gratuiti, per i quali la
maggior parte dei posti sono “riservati” e, a meno di recarsi ore prima a
fare estenuanti file, è meglio rinunciarvi… Devo dire che il nostro amato
Walter ha provveduto a promuovere iniziative musicali di gran livello in
spazi pubblici per il godimento dei più…
Resta comunque fastidiosa la pratica di sentirsi scavalcati sempre dai vari
poteri politici, ecclesiastici e di lobby varie.
Diciamo che in fondo al cuore mi è rimasto un piccolo magone per essere
stata strappata a Napoli (per amore, solo per amore!) e mi mancano il
panorama della città con il pino davanti alle mie finestre, le discese a
Marechiaro per fare il bagno o aspettare di notte i pescatori che
rientravano con il gozzo che ti vendevano-regalavano il pesce appena pescato
se avevi un pezzo di giornale per portartelo via. Mi mancano le prospettive
lunghe del panorama del golfo e quando d’estate m’imbarco per Ischia ed il
golfo si allarga ai miei occhi durante la traversata mi assale la commozione
e l’occhio si vela di pianto, perché vedi, la commozione di fronte al bello
può prendermi non solo davanti all' Ara Pacis o alla volta della chiesa di
S. Ignazio, alla Cappella Sistina o davanti alla Pietà di Michelangelo in S.
Pietro , ma anche nel Golfo di Napoli o Dal belvedere di Ravello.
Ed allora che ci posso fare? Diciamo pure con Ciampi “volemose bene” “Damoce
da fa’ “semo romani” , seppure un po’ napoletani.
Ti abbraccio con affetto, Luisa