09/10/2005      chi siamo scrivici

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                                                                                                             soggettive

LETTERA DA UNA NAPOLETANA A ROMA
Cara Angela,
mi solleciti un intervento su Roma, città di adozione, che ancora non sento mia, e tu conosci il mio pensiero e sentimento al riguardo.
 


Cosa dire che non sia ovvio, scontato, banale su questo sito unico al mondo, che ha fatto, subito e testimoniato la storia dell’UOMO nei millenni?

Ogni pietra del selciato sconnesso, ogni facciata di palazzo, restaurato o fatiscente, mi parla di una vicenda accaduta, che solo qui poteva accadere e che, forse, la grande miseria di questo paese nel secolo scorso ha salvaguardato dalla distruzione a favore di una metropoli “moderna”. Oggi vi è maggiore consapevolezza della fortuna che le è capitata: il sopravvivere di una stratificazione di stili che attraversano tanti secoli.

Bella, unica, maestosa e ……miserabile quando la volgarità moderna e la mancanza di coscienza collettiva della sua preziosità, rispetto all’umanità, la maltrattano imbrattandola di sudiciume e di osceni scarabocchi, che nulla hanno a che vedere con alcuna espressione vagamente artistica se non insulto e disprezzo per ciò che non si possiede culturalmente: l’amore per il bello, il senso estetica svilito dal basso livello mediatico offerto dal potere attuale.
Il potere ha sempre realizzato nefandezze, in analisi storico-politiche, pur tuttavia proprio questa città testimonia l’ambizione del potere di lasciare traccia di sé in opere grandiose per le quali il potere delle grandi famiglie, della chiesa, senza dire delle grandi opere pubbliche dei nostri antenati, impegnavano le menti dei grandi architetti, pittori, urbanisti.
Gli anni del dopoguerra hanno visto sorgere al potere i saccheggiatori della propria terra senza alcuna ricompensa per la collettività.

Finalmente, negli ultimi anni c’è un sindaco ed una giunta che si stanno riappropriando del senso della Città-Urbe, con una raffinatezza culturale quasi miracolosa (che tutti gli dei dell’olimpo ce li lascino governare a lungo!) in questo sistema politico che sa da troppo tempo esprimere il peggio del nostro paese.
 

I LOVE ROMA, ebbene si, amo questa città per i colori dei suoi tramonti cosi bene rappresentati da Corot, la amo perché sebbene oltraggiata sa conservare un aspetto nobile e distaccato (sembra dire “lasciate fare, tanto i barbari passano ma IO resto”) come quando consente a milioni di persone di adunarsi per le manifestazioni le più diverse, trattenendo il respiro, lasciando campo libero, sospendendo il solito tran-tran, la amo perché la domenica finalmente riposa e si lascia godere; perché quando giove pluvio da’ tregua esibisce cieli azzurri e nuvolette bianche come quelli delle volte delle sue chiese dipinte da artisti che si lasciavano sedurre dai suoi colori e dalla sua anima che è allegra (quanti angioletti-puttini svolazzano sotto le volte delle chiese!), qui il gotico serio e tenebroso del nord non poteva attecchire. Amo Roma perché mi da il privilegio di sentirmi cittadina del mondo, ma anche l’orgoglio di scoprire che da tutto il mondo non ho conosciuto persona che non ti dica che almeno una volta vorrà venire e vedere la madre di tutte le città.

Eppure, cara Angela, ti ho confidato tante volte il disagio che ho provato per tanti anni nel collocarmi nel tessuto culturale di questa città, venendo da Napoli dove ho vissuto la mia formazione da giovane e adolescente prima. A Napoli era tutto più facile per un ragazzo che voleva avvicinarsi alla musica, al teatro, al meglio delle possibilità culturali in quella città che ne è ricca e prodiga. Era normale poter partecipare già da studente perché la cultura si offre con naturalezza a chi la ricerca, ma l’arrivo a Roma mi ha relegata nella suburra dei questuanti, sempre prevaricata dal potere che si accaparra tutto per apparire. Niente più opera al San Carlo (i prezzi ed il cartellone, nonché il livello di esecuzione sono improponibili), spesso vi sono negli ultimi anni grandi eventi cosiddetti gratuiti, per i quali la maggior parte dei posti sono “riservati” e, a meno di recarsi ore prima a fare estenuanti file, è meglio rinunciarvi… Devo dire che il nostro amato Walter ha provveduto a promuovere iniziative musicali di gran livello in spazi pubblici per il godimento dei più…

Resta comunque fastidiosa la pratica di sentirsi scavalcati sempre dai vari poteri politici, ecclesiastici e di lobby varie.

Diciamo che in fondo al cuore mi è rimasto un piccolo magone per essere stata strappata a Napoli (per amore, solo per amore!) e mi mancano il panorama della città con il pino davanti alle mie finestre, le discese a Marechiaro per fare il bagno o aspettare di notte i pescatori che rientravano con il gozzo che ti vendevano-regalavano il pesce appena pescato se avevi un pezzo di giornale per portartelo via. Mi mancano le prospettive lunghe del panorama del golfo e quando d’estate m’imbarco per Ischia ed il golfo si allarga ai miei occhi durante la traversata mi assale la commozione e l’occhio si vela di pianto, perché vedi, la commozione di fronte al bello può prendermi non solo davanti all' Ara Pacis o alla volta della chiesa di S. Ignazio, alla Cappella Sistina o davanti alla Pietà di Michelangelo in S. Pietro , ma anche nel Golfo di Napoli o Dal belvedere di Ravello.

Ed allora che ci posso fare? Diciamo pure con Ciampi “volemose bene” “Damoce da fa’ “semo romani” , seppure un po’ napoletani.

Ti abbraccio con affetto, Luisa
 

 

soggettive


accade a Roma


la città futura


c'era una volta


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Roma sparita