18/10/2005       chi siamo scrivici

             amici link

 

ViaVenetoRoma


Comune di Roma


Zčtema


Upter


Atac Roma


LaScatolaChiara


Archivio

immaginiCinema

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                   cittā del cinema

Romanzo criminale

La ricostruzione della storia della banda della Magliana č l'occasione per uno spaccato di Roma da una angolazione particolare, storicamente significativa quanto sconosciuta al alcuni, dimenticata per altri.

Ma č anche uno spaccato di un modo per Roma di essere capitale, nel male degli anni 70 oltre che nel bene.

Anni '70, la musica che si ascoltava...

"apro gli occhi e ti penso, e ho in mente te..."

Tre ragazzi di strada decidono che Roma se la devono bere, che devono comandare, che devono conquistarla. C'č un sentimento quasi epico che perō sceglie la strada del "male" organizzato, quello che gli "accattoni" di Pasolini non avrebbero mai immaginato.

C'č una Roma che č capitale per i contatti in alto loco che la banda della Magliana riesce ad imbastire per i traffici, soprattutto quelli della droga che li porta subito a legami stretti con la mafia siciliana. E poi i servizi segreti che capiscono l'importanza dei loro legami con certi ambienti della cittā e della socičtā sommersa.

Si ri-vede attraverso le vicende della banda tutta una serie di luoghi, alcuni familiari: la villa del "libanese" forse č Villa Osio, sequestrata alla banda e adesso diventata la Casa del Jazz, inaugurata nella scorsa primavera; forse si ri-conosce nell'assassinio del Dandi, via del Pellegrino, la strada del centro dove un paio di anni fa ci fu una sparatoria mai metabolizzata: che ci facevano qui quelli della Magliana?

C'č una lingua romana e un modo di sentire i rapporti della mala, un modo di essere leali, fedeli, di parola che se non avesse scatenato una "mattanza" (termine dal libro), ci farebbe vedere i ragazzi della banda quasi in una luce romantica, come i cattivi del western all'italiana o dei "soliti ignoti".

C'č la storia del nostro Paese e un pezzo di storia della nostra cittā.

 

E poi c'č il film che a giudicarlo dal punto di vista strettamente cinematografico merita un voto alto. Michele Placido si conferma regista di buona scuola e rivela finalmente le sue corde migliori: dopo tanti anni di commissario Cattani, ha acquisito non solo la capacitā ma soprattutto il piacere di raccontare storie che siano thriller con lo sfondo delle grandi inchieste italiane. Il film ha un ritmo degno del miglior cinema americano. Buono il montaggio, buona la fotografia, buona  la sceneggiatura. Ottimo Stefano Accorsi, Kim Rossi Stuart (a cui facciamo auguri di guarigione), Bravi tutti. Bravo e coraggioso Michele Placido che racconta anche con immagini di repertorio da spaccare il cuore, i fatti bui della nostra storia: la bomba alla stazione di Bologna, il rapimento Moro, l'attentato al Papa... Bravo per averci restituito l'analisi che abbiamo fatto tutti: la caduta del muro di Berlino avrebbe spazzato via tutti gli equilibri, tutte le necessitā e tutte  le coperture. Si sarebbe salvato soltanto qualcuno che avrebbe governato il kaos e che forse lo governa ancora.

Michele, continua cosė; "Un  viaggio chiamato amore" era buono, "Ovunque sei" l'ho trovato debole, "Romanzo criminale"  č bello. Grazie.

angela cannizzaro :)

 

 

soggettive


accade a Roma


la cittā futura


c'era una volta


cittā del cinema


for de porta


antichi sapori


Roma sparita