27/04/2005     chi siamoscrivici

             amici link

 

ViaVenetoRoma


Comune di Roma


Zètema


Upter


Atac Roma


LaScatolaChiara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                   c'era una volta

Roma, dolce fanciulla troiana

Il 21 Aprile scorso Roma ha festeggiato il suo 2758° compleanno. Niente di più arbitrario e “fasullo” nella
fatidica data del 753 a.C. stabilita “a posteriori” dallo storico della corte imperiale augustea, Livio, per dar vita alla favoletta della fondazione dell’Urbe, alla storiella dell’aratro e del solco, a Romolo e Remo ecc.
Non farei, ovviamente, queste affermazioni se non fossi confortato dalle autorevoli parole di un prestigioso storico come il Mommsen, che nella sua Storia Romana scrive testualmente: “Naturalmente non si può parlare assolutamente di una vera e propria fondazione di Roma come vuole la leggenda…la favola della fondazione ad opera di Romolo e Remo non è che un ingenuo tentativo della pseudostoria più antica….una Storia che voglia essere veramente tale, deve prima di tutto scrollarsi di dosso favole del genere…”
Il fatto è che l’Impero Romano aveva necessità di crearsi un nobile e glorioso passato, incentrato sulla cultura classica Romana e Greca; così gli storici dell’epoca mescolarono una gran quantità di remote leggende tramandate oralmente, racconti di viaggiatori, fantasie poetiche, senza badare troppo alla assoluta assenza di vere fonti storiche.
E allora, favola per favola, voglio raccontare un’altra leggenda, che nasce da alcuni frammenti di versi del poeta siciliano del VI secolo a.C. Stesicoro, relativa sempre alla nascita di Roma, che mi ha colpito per la
sua semplicità e umanità.
Siamo intorno al 1200 a.C.: Enea, scampato insieme a pochi fedeli seguaci alla distruzione di Troia, vaga da anni per i mari, in un viaggio senza apparente meta, in cerca di una terra ove finalmente stabilirsi. Per
l’ennesima volta - racconta Salvatore Spoto nella sua affascinante, a volte inquietante Roma Esoterica - gli esausti naviganti tirano in secco le loro navi “su una spiaggia tranquilla, alla foce di un fiume, incorniciata dal verde di un bosco e, poco distante, da una corona di verdi colline.”
Roma, una dolce fanciulla troiana, insieme alle sue stanche compagne di viaggio prepara il pasto per i marinai poi, mentre gli uomini cercano ristoro alle loro fatiche nel vino, si sdraia sfinita sulla riva, il suo sguardo vaga dall’orizzonte rosato alle ormai odiate navi, che l’indomani dovranno riprendere l’ interminabile viaggio. Sospira, ed ai suoi sospiri si aggiungono quelle delle altre sventurate donne; sono stanche di vagare senza meta, vogliono costruirsi un focolare, una casa, generare e crescere figli. Repentinamente, Roma si alza, prende in mano una torcia. Le altre la imitano, la seguono in acqua, verso le navi. Improvviso, un bagliore di fiamme rompe il buio, le navi bruciano, le donne urlano tutta la loro rabbia, la loro sofferenza. Enea e i marinai accorrono sgomenti, cercano di spegnere gli incendi, ma le lacrime delle loro donne li fermano. Le navi finiscono di bruciare; qualcuno comincia a tagliare delle frasche, dei pali, per costruire una capanna.
Sta per sorgere una nuova città: “Gli esuli di Troia la chiameranno Roma, lo stesso nome dolce della fanciulla levantina che l’ha fortemente voluta e che ha restituito agli sbandati la gioia di un focolare.”


Claudio Pirolli

 

soggettive


accade a Roma


la città futura


c'era una volta


città del cinema


for de porta


antichi sapori


Roma sparita