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                                                                                                            soggettive

Schegge de vita - poesie di Daniela Moreschini

 

Sembrerebbe soltanto un libro di poesie in lingua romana (o romanesca? che confusione!)

e invece intorno a queste 90 poesie vengono tanti pensieri.

Prendi ad esempio questa poesia, diciamo a caso:

Er monnezzaro

Quann'ero regazzina, presto de matina,

passava er monnezzaro pe' le case.

Se faceva le scale a piedi

portanno en groppa er sacco

arivanno fino a l'urtimo piano der palazzo,

e pe le scale strillava: "monnezzaaa!".

Sentivi aprì le porte una ad una,

pe consegnaje er sacchetto olezzante

pieno de mondezza.

Agostino, er monnezzaro mio, rovesciava tutto

drentro ar grosso sacco impataccato,

se lo caricava in su la schina,

 e poi fischettanno na' canzoncina

seguitava a scenne a strada pe' svotallo.

                                      Me lo ricordo bene, er piccoletto,

                                      gracilino e puro 'n po' pelato,

                                      e nun ho mai capito come facesse

                                      a portasse quer gran peso puzzolente

                                      in su' le spalle.

Chissà quan'ha smesso de passà...

perchè poi... pe' seguì la tecnologgia.

Ner cortiletto, ciavevano 'mpiantato fissi du' bidoni

pe' buttacce de tutto uscenno dar portone.

E fu così che nun sentii mai più la voce sua

che me faceva sortì dar letto de bon'ora.

                                      Co' li tempi d'oggi è tutto ammodernato,

                                      pure er nome de li monnezzari hanno cambiato,

                                      mi li chiameno: "operatori ecologgici"

                                      ma come prima, sempre più monnezza

                                      ...vanno a riccoje

E chi non se lo ricorda il monnezzaro? Almeno quelli che hanno più di 45 anni. E per chi non se lo può ricordare, la poesia diventa la testimonianza di un modo di vivere, diventa "storia". Come storia è la stessa lingua che la poetessa adopera, un romano gentile che a Roma forse sta scomparendo perchè i ragazzi parlano adesso uno "slang". Per carità, nessuna nostalgia e nessuna opposizione al cambiamento delle cose, peraltro inevitabile. Ma queste poesie, questa lingua con cui parla Daniela è un tassello in più accanto ai film di Alberto Sordi o di Pier Paolo Pasolini.

Pasolini... doveva saltare fuori per forza, perchè Daniela viene da Pietralata ed è contenta che Pietralata l'abbia vista diventare donna e madre. Ma, a chiederle se Pasolini abbia avuto qualche influenza risponde decisamente di no perchè "Pasolini di  Pietralata ha raccontato l'aspetto peggiore". Ci vuole coraggio e sincerità.

E' piccola Daniela, sottile. Sembrerebbe timida e forse lo è ma nasconde (neanche tanto) una linea di grande forza. Della sua poesia dicono che "gronda sangue" e che lei riesce a far provare al lettore le stesse sensazioni che prova lei stessa, raggiungendo così il fine della poesia stessa.

In bocca al lupo, Daniela.

ac :)

 

 

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