24.10.2008
soggettive
“Otto”:
registi vari
Mai assistere ad una proiezione partendo prevenuti. È una regola cui ho
deciso di attenermi scrupolosamente d’ora in poi, forte dell’esperienza di
oggi, prima giornata del festival di Roma. Niente di peggio che farsi una
idea preconcetta basandosi sulle sinossi dei film riportate nel programma
della manifestazione, affrettatamente predisposte dai redattori del
catalogo, il più delle volte desunte alla meglio dagli scarni comunicati
stampa delle produzioni.
Mi spiego: nel prepararmi una scaletta dei film da visionare in questi nove
giorni di proiezione, combinando e incastrando per il meglio date, orari e
quant’altro, giunto al film, o meglio al collage di corti realizzati da otto
registi – e che registi! Cito la Campion, Wenders, Sissako, Bernal, tanto
per fare qualche nome – dal titolo, appunto, “otto”, nel mio promemoria
avevo testualmente annotato: “23 ottobre ore 11 sala Petrassi, film
“8”(nemmeno se mi pagano!)”.
In effetti il preambolo al film parlava di punti di vista di ogni singolo
regista in merito ai famosi Otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio che
l’ONU nel settembre 2000 si era impegnata a realizzare entro il 2015
(Eliminare povertà e fame, assicurare la sostenibilità ambientale,
migliorare la salute materna e dell’infanzia e così via). Ciò, accompagnato
da pressoché stenografiche annotazioni su ogni singolo tema trattato dagli
illustri registi, mi aveva fatto pensare ad una serie di spot altamente
educativi, sociali e morali, tipo quelli che appaiono ogni tanto in TV a
cura della Presidenza del Consiglio o simili, niente altro.
Mi sono assolutamente ricreduto. Ho visto una serie di corti, pochi minuti
ciascuno, ma, con l’eccezione di un paio che forse richiamano proprio gli
spot che ho portati ad esempio, tutti di grande valore artistico e
spettacolare: Non sto ad elencarli tutti, ma non posso non evidenziare la
poesia del “sogno di Tiya” di Sassako (girato ad Addis Abeba), la drammatica
e commovente “storia di Panshin Beka”, giovane mamma che soccombe ad un
parto troppo difficile, proposta sotto forma di ballata tribale dell’Amazzonia
Peruviana, “The water diary”,la spettacolare narrazione da parte della
grande Campion delle conseguenze (e delle fantasiose reazioni della gente)
della peggiore siccità della storia australiana, un vero, completo,
coinvolgente film della durata di una manciata di minuti!
Lo sappiamo bene, la platea del festival di Roma, in specie quella formata
ahimè dagli addetti ai lavori è assai avara di applausi, ma nel caso di “8”,
c’è stata l’eccezione: sottolineati da battimani di varia intensità i
singoli episodi, un prolungato applauso finale al termine del film.
Claudio