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martedì 14 dicembre 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           fuori porta

Il re ipnotico della lentezza


Incontro flemmatico con Andrea Camilleri, davanti a un "pezzo duro" siciliano. "Eravamo fatti per unirci al Nord ma non con quei modi devastanti. Garibaldi, però, fu positivo"

Nemmeno sotto tortura vi dirò come ho beccato Andrea Camilleri al caffé Castiglione di Porto Empedocle - luogo di delizie di quella che nelle sue storie è chiamata Vigata - per rubargli pensieri garibaldini. È successo e basta. Ma prima di arrivare al Grande Vecchio devo dirvi dell'incontro che l'ha preceduto, in una tempestosa, dunque sicilianissima, giornata di enigmi: quello con Nino Buttitta, nobile padre-padrone della storia isolana.
Corpaccione da orso, Buttitta mi attende con occhiate lampeggianti in un salotto della Società di storia patria a Palermo e appena intuisce in me una difficoltà molto asburgica a rinunciare al "lei", mi impone il "tu" per godersi il mio imbarazzo. E poi dilaga. Le delusioni dell'unità, le prime ribellioni già nel '63, quando "finìu la russa bannera" e di fronte ai disastri entrò in voga il detto "munno boia, pari c'a ci passau Casa Savoia". Poi lo spinoso sentiero dei plebisciti, fatti "con i carabineri accanto alle urne"; la storia di un Paese che doveva essere federalista e invece "nacque da un'oggettiva impostura" e "mai potrà essere nazione in senso nobile". Buttitta agita la zampaccia a scandire i concetti. "I siciliani ancora oggi all'idea dell'isola-nazione ci credono. Nessuno qui dice di essere italiano. E nessuno riflette sul fatto che la Sicilia, da sola, muore". Ma il bello viene dopo. Quando accenno alla storia di Ippolito Nievo, che ebbe in mano la disastrata contabilità
dei Mille "per morire giovanissimo in un naufragio al largo di Sorrento", il professore esplode: "Ma quaaale naufragio! Delitto di Statu fu. Come quello di Mattei". Pare abbia davanti a sé uno che crede ancora a Babbo Natale. "A Palermo le spese uscirono di controllo. C'erano volontari che prendevano il soldo ripetutamente registrandosi con nomi diversi. L'ospedale civico spese in un giorno più di quanto si era speso in tutto il viaggio da Quarto a Calatafimi. Nievo scrisse a Cavour, ma qualcuno deve averlo intuito. Così quando partì per Napoli con i documenti contabili, la nave stranamente affondò, senza lasciar traccia. Non le pare strano? Non ci furono tempeste in quei giorni...".

Incontrare un intellettuale siciliano basta e avanza per un giorno. Troppa densità, troppe storie. Invece ne affronto due, e attraverso l'Isola per vedere il padre del commissario Montalbano col rischio di un'indigestione. Poi succede che davanti agli aneddoti e alla fine ironia di Camilleri tutta l'ansia scompaia. Tartarugone dalla voce profonda e radiofonica, fatta per incantar nipotini, Camilleri è un re ipnotico della lentezza. Il dialogo si gioca davanti a un "pezzo duro", una super-granita a piramide che ci mette un'ora a sciogliersi e sembra fatto apposta per propiziare la riflessione. "Mussolini - ride - ne era così goloso che mandava un idrovolante a prenderlo". Ed ecco le storie garibaldine, raccolte nel tempo di consunzione di questa delizia, tra pause sapienti e l'attesa spasmodica di qualche sigaretta. Una piccola antologia. "Lei non lo sa, ma a Garibaldi dobbiamo la nascita di Pirandello. Dopo il ferimento sull'Aspromonte capitò che un luogotenente Rocco Ricci Gramitto portasse a Girgenti il cimelio dello stivale bucato. Caso vuole che nell'occasione la sorella di Gramitto conoscesse un altro garibaldino giunto lì con Rocco, e questo garibaldino si chiamasse Stefano Pirandello. Vede? Garibaldi ha fatto bene anche alla letteratura". "Ah, di Pirandello mi viene in mente la scena del principe di Colimpetra che all'arrivo di Garibaldi si barrica nel suo castello con dodici ex soldati borbonici e un caporale di nome Sciaralla. Quando un bimbo vede uscire il graduato a cavallo lo prende in giro con una filastrocca che dice: "Sciarallino sciarallino, dove vai così di fretta / sul ventoso tuo ronzino? / Stai scappando dalla storia / sciarallino sciarallino...". Garibaldi, in quel momento, era la storia. C'è poco da fare...". Chiedo a bruciapelo: l'unità ha fatto bene alla Sicilia? "No, ha fatto male, non in sé ma per come è stata applicata. Noi eravamo fatti per unirci al Nord, ma i modi furono devastanti. Per esempio: si è fatta passare per brigantaggio una formidabile sollevazione contadina. Io le ho lette le cifre nei rapporti del comando militare di Capua. Dicono cose così: briganti arrestati 8.000, briganti caduti 1.800...". Ora il grande vecchio mi guarda con occhi da Labrador. "Ottomila telai c'erano in Sicilia prima dell'unità. In tre anni si ridussero a zero perché s'era fatta una legge per favorire le industrie del Biellese. E che dire della coscrizione obbligatoria, che tolse braccia alla campagna, piovuta addosso alla povera gente? Ai più poveri passò la voglia di far figli. I contadini dicevano: ci hanno levato anche il piacere di fottere...". Racconto di chi chiama Garibaldi assassino. "Mah, è come inveire contro Giulio Cesare. La storia si giudica, non si maledice. E poi, perché non se la prendono con altri? Lui ebbe una funzione positiva, tanto che mi è capitato di proporre una nuova spedizione dei Mille, ma alla rovescia, che parta da Marsala e sbarchi a Quarto, per rifare l'Italia del Nord". Da Garibaldi anticlericale, si passa ai vescovi di oggi. "Ho sentito la Cei giudicare un provvedimento non costituzionale. Per me sono interventi a gamba tesa nelle cose dello Stato. Ma siccome gli italiani sono finti cattolici, fintamente si dichiarano d'accordo per coprire la loro finzione... Al Family day mi è venuto da ridere. C'erano in prima fila notabili con due-tre mogli. E io che sono sposato da 53 anni con la stessa donna, son rimasto a casa".

Tramonto mandarino. "Perché non va alla ricerca dell'ombra del generale Borjes, un soldato spagnolo che i comitati borbonici reclutarono dopo l'unità per sollevare il Sud contro i Savoia? Tenne in scacco con pochi uomini mezzo esercito italiano per settimane, poi si arrese a Tagliacozzo e i Bersaglieri lo fucilarono senza processo". Drizzo le orecchie. Un altro giallo dopo quello di Nievo. "Ho rintracciato il suo diario, era finito non si sa come al ministero del commercio estero... un testo scritto a matita copiativa, pieno di macchie. Vedrà, sarà una scoperta emozionante".
18. continua
(21 agosto 2010)


 


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