domenica 08 agosto 2010
soggettive
Ancora
una vecchia intervista da
www.intervisteromane.net
Claudio Amendola nel 2003 così raccontava della sua Roma
In
quale zona di Roma hai passato l’infanzia, Claudio?
Ho passato l’infanzia a Monte Mario e i ricordi sono eccezionali.
Sono i ricordi più belli che ho perché i ricordi da ragazzo sono quelli
che ti rimangono più dentro. Ricordi dei quali si ha nostalgia…
Come ricordi la Roma di allora?
Ma, guarda, era la Roma che si preparava ad essere quella che è
oggi, una città cosmopolita, una città degna delle grandi capitali
europee. Era una Roma che si preparava a cambiare. Sai, Gianfranco, Roma
ha questo di bello, secondo me, che nonostante sia la città importante
che è, è una città che rimane molto provinciale, dove si sente molto il
quartiere, la zona. E’0 una città molto divisa, in questo senso, o
meglio più che divisa direi paesana, Si! Ogni quartiere è un piccolo
paese.
Hai un buon rapporto con la tua città?
Migliora sempre di più. Io sono innamorato della mia città e
personalmente ci sto bene, anche se Roma è diventata una città difficile
da viverci, perché essendo così grande e così piena di gente, soffre
delle caratteristiche delle metropoli, cioè il traffico, l’inquinamento
e la frenesia della vita moderna. Questo è il prezzo che si deve pagare
per vivere in una città così bella. Comunque mi manca tanto quando per
lavoro sono via.
Come vedi i romani attraverso i loro pregi e difetti?
Io credo che il peggior difetto che hanno i romani è quello di aver
poco rispetto per la propria città, però è una tendenza che sta
cambiando e di questo me ne sto rendendo conto. Stiamo un po’ imparando
a rispettarla e ad amarla anche se credo che questa sia la nota meno
positiva. Noi viviamo in una città che è patrimonio mondiale e allora
dobbiamo assolutamente imparare ad apprezzarla e rispettarla di più e ad
essere un po’ più educati con la nostra città. Poi per quanto riguardano
le caratteristiche dei romani sono quelle che forse io più incarno.
Insomma c’è una grande solarità, una certa spregiudicatezza e una specie
di benevola arroganza che si contraddistingue e che molto spesso viene
appunto scambiato per arroganza vera e propria ma che posso garantire
non lo è. E’ il nostro carattere, il nostro modo di fare. Ancora
campiamo sul “Roma, caput mundi”.
Ami mangiare?
Con il mangiare ho un rapporto di amore e odio. D’amore perché ne
faccio un buon uso e d’odio perché è una cucina molto pesante, grassa e
non aiuta chi fa il mio mestiere nello stare in forma.
Visto che Francesca ( Neri, n.d.r. ), la tua compagna, è trentina,
quando vai dalle sue parti mangi trentino?
Come no, la cucina trentina la conosco molto bene e mi piace molto e
Francesca, la sua mamma e il suo papà mi hanno educato molto in fatto
gastronomico. Ogni volta che veniamo su per me è un bel momento. Tra
l’altro prima di stare con Francesca, venivo spesso in Trentino, in
montagna a Fai della Raganella, a sciare e devo dire che ho trovato
gente meravigliosa e soprattutto un clima molto intimo e riservato.
C’è una zona di Roma a cui sei particolarmente legato?
Sicuramente il posto dove sono nato, perché sono molto legato alle
radici. Però devo dire che la Roma del centro storico, la Roma imperiale
è un regalo che ci possiamo fare tutti i giorni passeggiando in quei
posti. E’ una grande fortuna e forse non sappiamo apprezzarla come
merita.
Vivi la Roma by night?
Non la vivo proprio più. L’ ho vissuta molto da giovane e devo dire
che è la parte meno bella. La notte in giro per Roma c’è tanta brutta
gente.
Ma Roma, secondo te, è o era la città più bella del mondo?
Lo era, lo è e sempre lo sarà!
Claudio, qual è stata la tua più gran soddisfazione artistica?
Non ce n’è una in particolare. Ci sono alcuni film a cui sono molto
legato e ci sono delle giornate in cui torni a casa e sai di aver fatto
bene e quindi sei soddisfatto e questo lo vedi dagli occhi della troupe,
della gente che lavora con noi. Io penso che la troupe sia il miglior
banco di prova, perché è gente che ha lavorato con tutti e quindi è
abituata a tutto, perciò quando la troupe ti segue mentre stai recitando
una scena e non si distrae, è segno che hai fatto qualcosa di importante
e soprattutto bene.
Hai avuto qualche delusione?
Si! Chi è che non ne ha mai avute? Ci sono dei film che ho fatto e
che rivedendoli non mi sono piaciuti, li ho accettati e non so nemmeno
perché. Succede così quando si lavora senza entusiasmo, senza la voglia
di fare una cosa che ti piace e va a finire che non ci metti anima e
corpo. Tutto qui!
Ma i tuoi genitori che futuro sognavano per te?
Non lo so! Non gliel’ ho mai chiesto, anche perché troppo presto mi
è capitata l’opportunità di fare questo mestiere e quindi non abbiamo
avuto il tempo di parlare del mio futuro. Mi hanno incoraggiato,
comunque e consigliato molto. Non mi hanno in nessun modo sconsigliato
di fare questo lavoro.
Da ragazzo avevi degli idoli?
Non ho mai avuto idoli o almeno nessuno in modo particolare e
nemmeno nel mondo del cinema. C’erano i Pink Floyd, i Led Zeppelin… ma
era un fatto musicale.
Credi in Dio?
Non sono credente!
Con il successo sono cambiate le tue amicizie?
No! Anzi, si sono rinforzate quelle vere.
Hai un sogno nel cassetto?
Artistico, no! Sono molto soddisfatto di quello che ho fatto e spero
di poter crescere sempre di più e di poter scegliere le cose che mi
piacciono. Umanitario ce n’è uno…è forse un sogno un po’ troppo
presuntuoso. Mi piacerebbe, attraverso il mio lavoro, trasmettere delle
emozioni. In una puntata televisiva di “ Amore mio, diciamo così” io e
Francesca abbiamo detto delle cose molto belle sui bambini. Quelle sono
le emozioni che vorrei trasmettere.
A chi vorresti dire “grazie”?
Vorrei dire grazie, e non manco di farlo ogni volta ogni volta che
ne ho la possibilità, alle persone che in tutti questi anni hanno
lavorato con me e dalle quali artisticamente ho rubato un po’ di
esperienza. Un grazie a tutte le persone che mi hanno aiutato a crescere
sia artisticamente che nella vita di tutti i giorni.