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martedì 20 luglio 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Giornelli di pescatori presso la Salara

Lo straordinario punto di osservazione è stato arretrato nei confronti della precedente veduta. E ci si è avvicinati alla riva sinistra. L'archetto con i ragazzini è già lontano e altri ruderi affiorano sul filo della corrente. Ripa Grande è scomparsa dietro il gomito di fiume, in compenso è venuta fuori la mole del S. Michele. E sul versante opposto è sbocciato il miracolo dell'Aventino. Uno scenario tenuto fermo dal campanile di S. Alessio, mentre il Priorato di Malta si leva solitario contro il cielo come un piccolo Walhalla. Un Walhalla da morte senza resurrezione per il pittoresco, per il Tevere, per il prestigioso «colore» del paesaggio romano.

 

Attraccato alla riva a mezzo di una primordiale passerella di legno, compare in questa scena per l'ultima volta (considerato che avremmo dovuto vederlo in parte anche nell'acquarello precedente), un mulino galleggiante. Specie di arca santa della divinità tiberina che con tutto il suo complicato armamentario aveva costituito per secoli una nota dominante nell'ambieI1te fluviale.

Tutte reliquie di un mondo secolare, forse millenario, che in qualche modo si sarebbero dovute salvare. In quegli anni di entusiasmi e di contrapposte rinunce si pensò infatti anche alla creazione di un Museo del Tevere, anzi Museo Tiberino.  È perfino contemplato nelle guide e nel 1883 risulta ospitato sulla sinistra di Palazzo Salviati ai margini di quell'Orto Botanico di cui rimarrà in seguito soltanto l’entrata. ln anni recenti, spiega la guida, il Baedeker, erano stati raccolti in un angolo del giardino, sotto il nome di Museo Tiberino, “gli oggetti trovati presso la Farnesina nel corso degli scavi compiuti per regolarizzare il corso fiume”. Si trattava di pitture murali, di statue, urne, medaglie, lampade, iscrizioni, frammenti architettonici eccetera.  Ma il Museo era stato poi chiuso, nell’attesa di trasferire oggetti e opere alle Terme di Diocleziano.

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori

 


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