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mercoledì 28 luglio 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Isola Tiberina da ponente

Siamo a monte dell’isola, e stavolta Ponte Cestio scopre il Trastevere. Costituiva infatti uno degli accessi più diretti e più rapidi a quel rione, allacciandosi immediatamente sulla sponda alla via in Piscinula. Una sponda a sua volta vigilata e difesa al cospetto del fiume dalla Torre degli Alberteschi. Inutile dire che anche questa, come ogni altra ripa, raggrumata di antiche pietre e di millenaria vita tiberina, verrà implacabilmente spazzate via dal paesaggio delle “strade riparie”. Come erano allora chiamati i Lungotevere. E a lavori compiuti il ponte si troverà ad essere accavallato proprio tra il Lungotevere degli Alberteschi e quello degli Anguillara. Per memoria.
I contorni dell’isola sembrano invece “puliti” da ogni asperità, quasi a favorire maggiormente il flusso della corrente. E come se la guardassimo da ponte Garibaldi. Anche se al confronto risulta irriconoscibile. Quello scivolo, quell’attracco, è sicuramente rimasto privo, per il momento o per sempre, del suo molino. Come vedremo meglio in altri acquerelli. Sul davanti barche e pescatori, armati di tutto punto, risultano incerti e abbozzati. La parte meno riuscita, meno felice del quadro.

Sul tratto di sponda che si scorge sulla destra, per di più rettificata e trasformata da tempo, si accanirà una ventina d’anni più tardi la furia delle acqua. Il 2 dicembre del 1900 la corrente del Tevere in piena, una piena eccezionale, metri 16,17 sullo zero di Ripetta, arriva all’isola Tiberina e trova il ramo sinistro, quello di Ponte Quattro Capi, in gran parte ostruito dai depositi di una lunga serie di anni. Ingorgo enorme. Con rabbia ancora maggiore la corrente è costretta così a riversarsi, quasi interamente, nel ramo destro. Sono stati già costruiti gli argini, ripeto, i “muraglioni”, anche da questa parte.
Un’altra cortina di sostegno tutta in pietre di tufo con solido rivestimento a blocchi di travertino. Sarà la loro prova del fuoco. Inaspettatamente, invece, tutto si risolverà in una rotta disastrosa.
Forse in quel punto la girata del muraglione prestava troppo il fianco all’impetuosità delle acqua. Da cui inevitabilmente rovinosi scalzamenti del fondo e il distacco e la conseguente caduta degli stessi muraglioni per circa 125 metri. Una visione impressionante. Ci sono rimaste alcune fotografie che fermano quei lunghi istanti (il cedimento avvenne per gradi), e perfino alcune sequenze offerte dal cinema alle sue prime armi.
Trecento piedi di argini sulla sponda trasteverina sono precipitati nel fiume, scriveva Rodolfo Lanciani, per i lettori di un periodico londinese, “The Athenaeum”, del 30 dicembre, e novecento piedi sono rimasti ribaltati su un angolo di 12°. Così che l’intero allineamento di difesa tra Ponte Garibaldi e Ripa Grande dovrà essere abbandonato al suo destino o ricostruito con la spesa di circa 20 milioni di lire. Una cifra anche per allora iperbolica.

 

guarda l'acquerello

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori

 


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