venerdì 06 agosto 2010
Roma sparita
Ancora
Ponte Cestio e un lembo dell’isola. La stessa veduta precedente ma di
qualche anno posteriore. Siamo infatti nel febbraio del 1888, “essendo
Roma attonita sotto la neve”. Hanno preso il via le demolizioni, una
cruda realtà appena attenuata e ammantata dal fatto nuovo e improvviso
della caduta della neve. Una nevicata che resterà pure consegnata in una
pagina del Piacere. Un vero e proprio notturno dannunziano.
“Splendeva su Roma, in quella memorabile notte di febbraio, un
plenilunio favoloso, di non mai veduto lume. L’aria pareva impregnata
come d’un latte immateriale; tutte le cose parevano esistere d’una
esistenza di sogno, parevano immagini impalpabili come quelle d’una
meteora, parevan essere visibili di lungi per un irradiamento chimerico
delle loro forme. La neve copriva tutte le verghe dei cancelli,
nascondeva il ferro, componeva un’opera di ricamo più leggera e più
facile di una filigrana”.
Il 10 marz0 1890 una nuova nevicata romana avrebbe invece chiamato in
azione l’obiettivo di Giuseppe Primoli.
Oltre che scomparire temporaneamente e brevemente sotto quella coltre,
l’Isola avrebbe dovuto scomparire del tutto e per sempre, dopo i danni
causati dalla piena del dicembre 1900. (vedi acquerello precedente).
L’avvenimento provocherà infatti panico anche nel mondo tecnico, e
l’inevitabile commissione nominata a seguito della catastrofe, non
troverà di meglio che tagliare gordianamente il nodo dell’isola.
Proporre cioè una serie di provvedimenti, tra i quali spiccavano gli
urgenti difese “del piede dei muraglioni mediante convenienti scogliere
sulla loro intera fronte”, e la formazione “dell’alveo di magra del
Tevere urbano mediante la costruzione di opportuna banchina”. Ma propose
pure, incredibilmente, “la soppressione dell’Isola Tiberina, riunendo il
fiume in un unico ramo raccordato ai tratti a monte e a valle,
abbattendo quanto rimane del Ponte Rotto e serbando ricordo delle
memorie come si giudicherà utile per la storia”.
Mentre riguardo alle misure precauzionali da adottare nei confronti di
un fiume tanto ribelle, Rodolfo Lanciani, abbastanza severo, avava
affermato che una grande lezione potevano offrirla addirittura i testi
delle antiche iscrizioni latine. Una della quali riferite ai lavori
fatti eseguire sul Tevere da Traiano, e l’altra ai lavori di Claudio.
Purtroppo quei signori, concludeva il famoso archeologo, non devono
avere molto familiare l’epigrafia
guarda l'acquerello
da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori