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sabato 14 agosto 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Avanzi medioevali all’Isola Tiberina
(guarda l'acquerello)


San Pietro in Montorio, al centro, lontano, dice che siamo affacciati sul Trastevere. E lì, sotto le case moriture, è ancora attraccato uno degli ultimi molini, in gran parte dispersi dalla tremenda piena del dicembre 1870. erano ingombranti, costituivano un ostacolo non indifferente alla stessa navigazione, e le acque vorticose li mandavano spesso a sbattere, a rovinare, contro i piloni dei ponti. Alcuni resti sono stati ripescati perfino nel 1979.
Come ostrica allo scoglio, l’ultima torre l’ultima torre medievale resta abbarbicata all’altra ripa dell’Isola. Gradevole sia nelle forme che nel suo profondo significato storico-archeologico, anch’essa ha i giorni contati. Per cui si rinnova la nostra gratitudine newi confronti di Roesler Franz, che si è voluto applicare tanto a lungo per tramandarci documenti così limpidi, e di artistica compiutezza.
Il frastagliamento delle coste dell’intero perimetro dell’isola, allora tutto a punte, porticcioli, scivoli, minuscole cale, scalette e ruderi, rafforzò più che mai l’idea dei tecnici, dopo la grande paura e gli impressionanti danni causati dall’alluvione del dicembre 1900, di fare tabula rasa dell’isola stessa (vedi acquerello precedente). Una minaccia per fortuna rientrata, come rievocherà nel 1907 Luigi Cozza nel suo fondamentale saggio sulla “riattivazione del Tevere a sinistra dell’Isola di San Bartolomeo”.
“La proposta della commissione non ebbe favorevole accoglienza e, coma in passato, anche questa volte contro l’ideata soppressione dell’Isola si levarono le voci della cittadinanza romana, che ebbero un’eco nei Consigli dei Deputati e nel Parlamento. E, nella seduta della Camera dei Deputati del 24 giugno 1901”, continua sempre il cozza, “il Ministro dei Lavori Pubblici del tempo, on. Giusto, dichiarò di non poter accettare per questa parte le conclusioni della Commissione, e affermò solennemente che l’Isoala tiberina doveva rimanere isola, e che l’ingegneria idraulica italiana doveva trovar modi di risolvere, conservandola, il problema del Tevere”.
 


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