domenica 22 agosto 2010
Roma sparita
Isola
di San Bartolomeo e Torre del Gaetani
L’altro fianco della celebre isola e il più conosciuto. Quello che
guarda Roma. Un’arcata di Ponte Fabricio, popolarmente detto Quattro
Capi, si è saldata alle strutture della ferrigna Torre, ed ha ormeggiato
l’Isola alla città. Per sempre. E intorno tutto un fiorire di aggiunte,
di raccordi, e di altre piccole costruzioni e rabberciamenti. Tanto che
al paragone appare slavata la lunga parete dell”Ospedale dei bon
fratelli”, e di una ricercatezza dissonante, estranea all’ambiente, il
campaniletto di San Giovanni Calibita.
I gabbiani planano da padroni fin sul letto del fiume. Un letto ricco di
pesci e di altro. C’era da mangiare per tutti. Lo storione perfino non
risultava estraneo alle acqua.
Tale intimo raccordo doveva venire pianificato, appiattito, dalla
costruzione dei muraglioni, e in un secondo momento addirittura
sconvolto dalla piena del 1902 (vedi acquerelli 4,5,6). E per un periodo
di tempo perfino crudamente mortificato, privandolo della stessa poesia
delle acque.
Era il ramo più difettoso del meccanismo idraulico attorno all’isola
tiberina, sia pure già attrezzato di argini e di Lungotevere. Quello che
si interrava più facilmente. Riceveva e tratteneva depositi d’ogni
genere, trascinati o formati dalle piene stagionali. Perciò bisognava
aprire un varco alle acque in quell’interramento. Scavare insomma un
canale largo 30 metri sul fondo. Lavori che vennero effettuati a breve
scadenza, dal 17 giugno al 14 novembre 1901, ed ovviamente fecero
mettere in secca quel ramo sinistro. Per creare un solido greto, sul
quale posare i binari del vagoncini Decauville.