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giovedì 26 agosto 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Isola Tiberina e Ponte Cestio

(guarda l'acquerello)


Ripete e integra, da differente angolazione, una veduta precedente (lnumero 4). Siamo infatti sulla sponda trasteverina. L’Isola che affaccia su questo braccio del Tevere è ripresa per buona metà, ma sembra quasi in disarmo. Una staccionata segna nell’acqua limiti prestabiliti. La robusta sagoma di un molino, con tutti i suoi complicati ormeggi a terra e sul fiume, maschera una delle aperture laterali di Ponte Cestio. Un altro molino ancora è tagliato dal margine opposto dell’acquerello.
L’abbandono si nota maggiormente in alcuni “episodi” in primo piano. La staccionata sbilenca e cadente, la carcassa di una barca, la scalinata che bordeggia la ripa ed è appena segnata da ripiani di legno. Due marinai, uno sdraiato e l’altro seduto, che fuma, fanno scena vicino alla colonnina che regge un anello da ormeggio.
Secondo alcuni tecnici l’Isola intralciava il traffico ancor più dei molini, tanto che ad un certo momento si era deciso per la sua totale cancellazione. Fortunatamente una vera e propria sollevazione di popolo rimise tutto sui binari giusti, facendo trovare il modo migliore per risolvere il problema del Tevere “conservando” l’Isola.
Proprio su questo tratto di sponda, già arginato a dovere, e con tanto di Lungotevere soprastante, avvenne sulla fine del 1900 il catastrofico smottamento di cui s’è detto, con successivo “distacco” del muraglione stesso. Cioè la caduta “di circa 125 metri del muraglione compreso tra i ponti Garibaldi e Cestio, sostenente il Lungotevere detto degli Anguillara, e lo strapiombo, con lesioni di notevole importanza, del successivo tratto di muraglione compreso tra i ponti Cestio e Palatino, sostenente il Lungotevere detto degli Alberteschi”.
Prima che si manifestassero i danni ai muraglioni, continuo a citare dallo studio, “l’effetto degli scalzamenti prodotti dalla piena sulla fronte di essi, si appalesò con considerevoli avvallamenti del terrapieno posto al loro tergo”. Ebbero principio la sera del giorno in cui la piena raggiunse il suo colmo, e andarono aggravandosi nel successivo 3 dicembre, mentre la rovina del muraglione degli Anguillara avvenne nella mattina del giorno 4. quasi al rallentatore, dunque. Da cui facili appetitose possibilità offerte al fotografo, all’operatore cinematografico.

 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori

 


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