venerdì 03 settembre 2010
Roma sparita
Ponte
Cestio e la sponda trasteverina
Il Ponte Cestio ha superato i duemila anni anche se non è più quello che gli acquerelli di Roesler Franz ancora ci mostra. Allargato quasi dovunque il corso del Tevere, per la uniforme rettifica delle sponde, pure il Ponte Cestio si trovò a non reggere più la distanza. Nemmeno la sua schiena d’asino serviva allo scopo. Dopo la totale demolizione, la sua carreggiata venne portata da 48 a 83 metri attraverso l’aggiunta di altre due arcate laterali. Fu ricostruita anche la primitiva arcata centrale utilizzato tuttavia l’originario materiale di risulta.
Nel risolversi di quell’unica arcata, nella fuga della volta, il ponte mostra in questa “ripresa” tutta la sua poderosa potenza. Alla quale accrescono grinta ancora maggiore quelle mensole di imposta, in basso, che saranno giudiziosamente riportate anche nel “nuovo” ponte.
Abbiamo passato in rassegna più volte, negli acquerelli precedenti, gli avvenimenti che dopo l’alluvione del 1900 avevano portato alla incredibile decisione di spazzar via l’Isola Tiberina, ed evidentemente anche i due ponti, per ricavare un solo docile ramo dei due minori e abbastanza bizzosi. E abbiamo seguito la rovina dei muraglioni proprio sulla sponda trasteverina, occupata ormai dal Lungotevere degli Anguillara.
Una volta constatati i danni, vennero iniziati al più presto i lavori considerati d’urgenza e le riparazioni provvisorie. Poi si passò, gradatamente, alle riparazioni definitive. Fu consolidata, ed elevata a 4 metri sulla magra, la scogliera esistente sul fondo di Ponte Cestio. E a monte di Ponte Garibaldi venne “corretta la curva del muraglione destro, maggiormente implicato nella vicenda, mediante la posa di altre scogliere. Ma soprattutto la ricostruzione dei muraglioni fu quella che pretese tempi e impegno maggiore.
Due anni di lavoro per le opere di rafforzamento e ripristino del muro di sponda in corrispondenza del Lungotevere degli Alberteschi. Quasi il doppio per la ricostruzione dei muraglioni e la sistemazione del Lungotevere degli Anguillara. Si trattava di sostituire 125 metri di muraglione distrutti dalla piena, e di altri 50 metri ancora, che si erano dovuti demolire perché gravemente danneggiati. Ma si ebbe il buonsenso, forse pure guidato da esigenze tecniche, di non ricreare la solita monotona parete di arginatura, bensì di sistemare questo muro di sponda a calata d’approdo con due rampe di accesso al Lungotevere, una lunga metri 54 verso Ponte Cestio e l’altra 63 verso Ponte Garibaldi. Un interrompimento positivo nell’avvilente avvicendamento delle arginature tiberine che purtroppo dimostra pure che qualcosa di meglio si poteva fare anche per il resto nella iniziale progettazione.