Giovanni

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sabato 17 novembre 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

SS. Quattro coronati

                                     guarda l'acquarello

Mura e torri appena arrotondate nel tratto absidale. La chiesa-fortezza emerge possente e imponente, poggiata su un verde terreno accidentato, appena segnato da due o tre alberi, quasi messi lė a rinvigorire la scena. Verde e laterizio, accordo fondamentale nel "colore" di Roma. E un verde allora  padrone assoluto anche del Celio e dell'Esquilino, tanto da arrivare fin sotto S. Pietro in Vincoli e S. Lucia in Selci.

 

Interamente fiancheggiata dal verde era pure Via Labicana, mentre rade costruzioni, antiche e antichissime, bordeggiavano lo "stradone" di San

Giovanni, dal Colosseo alla basilica. Con andamento pressochč parallelo, la Via dei SS. Quattro, stradina sterrata che si vede salire a sinistra, lambiva il turrito tempio isolato. Unica costruzione compresa nell'intero triangolo delimitato da Via della Navicella, Via di S. Stefano Rotondo, Via dei Ssnti Quattro. I piani regolatori penseranno poi a coprire quel verde di rettangoli rosa, palazzi e palazzoni, e a lasciarne appena un ricordo toponomastico in Via dei Querceti. Con l'aggiunta delle altre vie Marco Aurelio, Capo d'Africa, Annia, Celimontana e Ostilia. Con relative case e casamenti. L'inesausto ardore edilizio assorbirā anche Villa Campana, giā adagiata nella tenaglia Via dei Santi Quattro-Via di San Giovanni in Laterano, mentre l'ospedale militare del Celio coprirā a sua volta di padiglioni il territorio della ex Villa Casali. Cosė che soltanto pochi tratti di Via Santo Stefano Rotondo possono oggi rammentarci quell'ambiente agreste naturale-innaturale, "sparito" con l'avvento della Roma italiana.

 

Ci resta il conforto della basilica, del convento, della famosa cappella di San Silvestro. Un monumento globale di arte religiosa e di severa architettura delle fortificazioni, e monumento romano rappresentativo per eccellenza che risale al IV secolo. Uno dei grandi testimoni-protagonisti della storia stessa della cittā papale. Tanto da dover pure sostenere, nel 1084, la furia di Roberto il Guiscardo, impietoso figlio di normanni. E fu tale la distruzione sofferta durante quel "sacco", da dover sconsigliare poi il ripristino totale della chiesa, ricavando le tre navate attuali dalla sola navata centrale del tempio paleocristiano.

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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