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domenica 25 novembre 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

Stefano Rotondo

                                    guarda l'acquarello

Quando la ritrasse il Franz, la chiesa di S. Stefano Rotondo, già S. Stefano in Caeliomonte, era ancora circondata da un mare di verde. Grande obiettivo per un vagabondaggio sentimentale, sul tipo di quelli già veduti effettuare sull’Aventino. Una visita a questa chiesa significava infatti compiere una gita in aperta campagna. E' lassù che si reca Stendhal, con i suoi "compagni di viaggio", l’8 luglio del 1828, sessant’anni esatti prima del pittore romano.
"Nous errions ce matin sur le mont Aventins, scrive nelle Promenades dans Rome, "par un temps enchanteur, pas de soleil et des Iaouffées d’un air frais qui vient de la mer; il y a eu sans doute quelque tempete cette nuit". Lui e i suoi amici stanno infatti sull’Aventino, nei pressi del Priorato di Malta, ed è di là che passano al Celio. Arrivano alla porta di una vigna, bussano a lungo, finché una vecchia non viene ad aprire, accompagnata da un cane ringhioso, che però fa subito tacere. Poi lei stessa incomincia a svolgere il compito di cicerone.


Caduta ormai da qualche tempo, e definitivamente, l’ipotesi che voleva la chiesa innalzata sulle fondazioni di una antica costruzione, S. Stefano vive ora di vita esclusivamente propria, storicamente, artisticamente. Datata al V secolo, e con il segno di evidenti influssi bizantini, orientali, si raccorda con insistenza alla chiesa del Santo Sepolcro, in Gerusalemme, pure di forma circolare. Agli inizi si presentava con una struttura grandiosa, a tre cerchi concentrici. Quello interno, formato da 22 colonne, il secondo, più ampio, di 36 colonne e 8 pilastri, e infine il muro perimetrale, con un diametro di 64-65 metri.
 

Nel corso dei secoli questo magnifico tempio dovette sopportare varie modifiche, anche per ragioni di sicurezza statica.


L'originario muro perimetrale restò così al di fuori della chiesa, e al suo posto subentrò l’anello dalle 36 colonne e 8 pilastri, che vennero incorporati nel nuovo muro perimetrale. Della primitiva costruzione resteranno così soltanto le 22 colonne centrali, e le arcate trasversali erette per sostenere il tamburo, visibile dall’esterno, e la travatura lignea del soffitto.

 

La chiesa e anche meta di pellegrinaggi da parte degli Ungheresi, per una Cappella dedicata al loro Santo Stefano. Ma, per gli amanti delle forti emozioni, un tempo costituivano autentica attrazione gli orripilanti dipinti, affrescati sul muro perimetrale dal Pomarancio, il Tempsta ed altri. Atroci episodi tratti dal Martirologio cristiano. Entrando, raccontava Stendhal, "ho visto presso la porta un santo la cui testa e schiacciata tra due mole di molino. L’occhio e balzato dall’orbita", aggiungeva, "e... ll resto è troppo spaventoso perchè possa scriverlo". Le nostre compagne di gita, scrive ancora, "non sono riuscite a sopportare la vista di quei dipinti, e sono andate ad attenderci alla Navicella. Noi abbiamo avuto il coraggio di esaminare quegli affreschi minutamente".


In abbandono e fatiscente, S. Stefano attende da anni radicali restauri. Interrotti quelli del 1957-58, si fece ricorso, nel 1962, alla fondazione di un "Centro Internazionale per il rinnovamento di S. Stefano" al fine di attirare l’attenzione del mondo su questo insigne, forse unico, monumento religioso, e raccogliere contributi per il suo radicale ripristino. Da anni trincee di scavo hanno così attraversato l’interno della chiesa. Sono venute alla luce anche rovine romane, e un Mitreo. Ma il cammino è ancora molto lontano, per il raggiungimento di quelle finalità.

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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