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sabato 08 dicembre 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Loggia della Casa del Cardinale

                                    guarda l'acquarello
La Fortuna benevola, o fortuiti casi urbanistici, hanno voluto anche stavolta tramandarci la veduta roesleriana nella effettiva realtÓ del presente. In una realtÓ molto migliorata nei confronti dell'acquarello. La villa suburbana, la "casina" che ii cardinale Bessarione (Giovanni da Trebisonda) si fece costruire sulla Via di Porta S. Sebastiano, poco dopo la confluenza con Via di Porta Latina. Non lontano dalla Porta Appia, ma ancora entro le mura.

 

In questa piccola veduta, e in quella Casa, sono condensati cinque secoli di storia, di politica religiosa, di avvenimenti culturali, di avvicendamenti di costume. Il Bessarione, come alla greca si voile ribattezzare, fu protagonista del Quattrocento romano ed europeo. Difese l'Occidente, si battŔ per la conservazione della cultura greca, partecip˛ ai Concili di Ferrara e di Firenze. Famosa la sua biblioteca, raccolta nella casa ai SS. Apostoli. Ora quei codici formano l'orgoglio della Biblioteca Marciana, a Venezia.

 

A Roma lasci˛ la sua tomba, da lui stesso eretta in vita nella Basilica dei SS. Apostoli, ma il suo nome rimane soprattutto vincolato a questa deliziosa dimora campestre. Una costruzione bassa, con loggiato arioso, accogliente, in funzione di delicato, quasi inavvertito trapasso dall'interno all'esterno. Un interno arricchito di decorazioni pittoriche, mentre altre decorazioni a graffito segnavano armoniosamente la facciata.

 

Morto ii Bessarione, nel 1472, pass˛ di volta in volta ad altri proprietari, accolse sempre nuovi ospiti. Nel Sei-Settecento venne scelta come soggiorno estivo per gli alunni, italiani e stranieri, del Nobile Pontificio Collegio Clementino, di Roma. Ma in appresso dovette subire ben altre condizioni di vita. Alloggio di contadini, di carrettieri, e, di conseguenza, alcuni ambienti tramutati in deposito di agli, cipolle, pomodori. Forse in questo stato Roesler Franz vide e ritrasse la Casina. Con gli attrezzi del lavoro contadino lasciati all'aperto, perfino con un mendicante sulla soglia.

 

Agli inizi del secolo, Hans Barth, cantore e cronista delle osterie italiane, da Verona a Capri, accolse nella rassegna di quei locali popolari anche Osteria Bessarione. "Decorata con bellissimi affreschi del Rinascimento. Graziosa loggia ove si beve religiosamente in onore del Cardinale, che fu fondatore della villetta. Nel piccolo cortile", aggiungeva, "un molino antico". Un restauro si imponeva, ma bisognerÓ arrivare al 1934 per vederlo realizzato. Un restauro radicale che elev˛ ii prezioso edificio quattrocentesco alle funzioni di rappresentanza per il Comune di Roma. Prima di allora la Casina si presentava talmente malandata, che Adolfo Pernier, artefice di quell'intervento, non esiterÓ a dichiarare che soltanto alcuni rilievi dei "Cultori di Architettura" e l'acquarello di Roesler Franz poterono consentire "l'esatto ripristino della scala e della bella decorazione esterna, a fresco, della loggia, le quali erano intieramente perdute". Per il pittore romano, quasi una decorazione sul campo.


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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