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sabato 12 gennaio 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Torre sulla Piazza di S. Pietro in Vincoli

                                                   

                                                    guarda l'acquarello


L'etichetta della mostra londinese del 1904 precisa, al solito, i termini della veduta dì questo acquarello n. 29 della Terza Serie. "The Cesarini Tower (1350) on the square of Si. Peter in vinculis. In the background the Capitoline Tower". Le indicazioni corrispondono, ma la torre è stata detta, impropriamente, anche dei Borgia.

 

Una costruzione solidissima, tutta in laterizio, con un coronamento a beccatelli di travertino, a sostegno di una loggia. Appartenne dapprima ai Montanari, ha scritto Emma Amadei, potenti signori del rione Monti, dai quali discesero i Cesarini, che ne ereditarono la proprietà e vi costruirono perfino una specie di museo. In ultimo appartenne anche ai Margani, che vi lasciarono uno stemma.

 

Agli inizi del Seicento venne però un ricco calabrese ad acquistare un'area in quella zona, per poterci costruire chiesa e convento per i religiosi della sua regione. La chiesa di S. Francesco di Paola. E si trovò molto comodo adattare a campanile quella torre, senza quasi toccarla. Aggiungendo soltanto una sopraelevazione, da servire come cella campanaria.

 

La veduta roesleriana non è "sparita", anche se tutto il versante sinistro dell'altura verrà in gran parte occupato da nuovi edifici. Le disparità temporali, tra ieri e l'oggi, sono soltanto messe in evidenza da quei carri in riposo. In certo senso anche dalle suore "cappellone" che incedono verso la palma un tempo molto famosa. la Torre Capitolina conclude sullo sfondo questa scena essenziale.

 

Siamo nel cuore del rione Monti. Prende il nome, scriveva Giggi Zanazzo, "dai Colli della città che si elevano dalla parte di nord-est. Esso è vastissimo e comprende parte del celio, il Viminale, l'Esquilino e il Quirinale. Nella sua parte superiore", aggiungeva ancora, "era pieno di orti, vigne, ville e giardini, e, per tutta la popolazione, c'era appena qualche ortolano o vignaiuolo".

 

In quel mondo tutto cielo e campagna, lontanissimo dall'idea dì città, poteva anche succedere, scriveva sempre Zanazzo, "che alcuni Monticiani, così si chiamavano gli abitanti del rione Monti, rubassero un crocifisso e lo nascondessero sotto a dello stabbio". Almeno così si raccontava. Ma un'antica tarantella sembrava riconfermare, e cominciava così. "Li Monticiani so' tutti grevacci, i stacca Madonne e arubba Crocifissi".

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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