Giovanni

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sabato 26 gennaio 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Via Giulia. Fontana del Mascherone

                                   guarda l'acquarello

Le ragioni, e la consistenza, della politica interna dei papi, nel primo Cinquecento, vennero pure a riflettersi su certi interventi urbanistici, che col passar degli anni finirono per acquisire dimensioni e contorni di sogno. Una vera e propria utopia e quella di Giulio II, di cui doveva rimanere il "concluso" frammento urbano di Via Giulia. Un meraviglioso frammento, la cui vicenda fu tuttavia condizionata dai molteplici, polivalenti rapporti tra potere politico, mecenatismo, architettura e arti figurative.

 

Roesler Franz fece in tempo a vedere una Via Giulia che finiva in gloria, quasi sospesa nel vuoto, al cospetto del fiume, e ad assistere, e a riprendere, l'esistenza che in essa si svolgeva. La pił bella strada del Cinquecento, un rettifilo regale. Eppure la vita continua a marciare, in questa veduta, come in una qualsiasi altra parte del paese-di-Roma. In primo piano la solita riparazione stradale. Un muratore con la cofana, la "cucchiara", e qualche mattone. Passano due suore, un uomo spinge un carretto, un mucchio di fascine, di pali, e appoggiato poco distante.

 

Ci troviamo in uno dei "momenti" pił magici, nel percorso di questa incantevole strada. All'incrocio con Via del Mascherone, che prende nome dalla fontana proprio sul suo asse, ma allineata su una sponda di Via Giulia. Una fontana che si e prestata anche a buttar vino, in determinate circostanze. Un incrocio che allora era pure un quadrivio, poiché dietro il Mascherone una scaletta conduceva direttamente sul Tevere.

 

Sulla destra si leggono sul muro un Avviso, un altro manifesto e un necrologio. Sull'angolo opposto inizia il giardino di Palazzo Farnese, dal quale si slancia l'elegante cavalcavia, auspicando agganci temerari con l'altra sponda tiberina. Oltre quelle balaustre c'e la chiesa di S. Maria dell'Orazione e Morte, che abbiamo gia veduto dalla parte di fiume. E pił oltre ancora il Palazzo Falconieri, con l'altana che tenta svettare sul campanile della chiesa.

 

L'arginatura del Tevere verrą a portare anche qui le conseguenze che sappiamo. Pił tardi Mascherone non avrą pił le spalle libere, ma un rigido schermo di chiusura. E scomparirą pure quella deliziosa casetta, all'angolo sinistro, con il balcone tutto fiorito. Da Iģ partirą infatti il Palazzetto Pateras, costruito da Marcello Piacentini nel 1928. Puntale terminale, verso Ponte Sisto, tra Via Giulia e Lungotevere.

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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