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sabato 09 febbraio 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

La fontana di Ponte Sisto

                                                    guarda l'acquarello

 

L'altro fondale monumentale i Via Giulia, quello opposto al fiume. Il cosiddetto "Fontanone" di Ponte Sisto addossato all'Ospedale dei Mendicanti, detto pure Ospizio dei "Centopreti". Verrà traghettato sull'altra sponda quando la costruzione degli argini del Tevere imporrà la demolizione dell'edificio. Così quel timpano centrale, solitario, non giocherà mai più coi due minori che lo affiancavano.

 

Un edificio con un proprio carattere, dovuto in parte a Domenico Fontana, e rallegrato dallo scroscio centrale. Un'acqua che deborda, allaga e fa pozzanghera. Ma il "pesciarolo" i sguazza e anche i pesci del "banchetto". A destra s'apre immediatamente Ponte Sisto, ancora ne suo stato originale. Monumento non destinato a sparire, e perciò mai ripreso negli acquarelli di Franz a distanza ravvicinata. Una splendida opera dovuta a Baccio Pontelli. Lungo un centinaio di metri, con tre piloni centrali posti a intervalli diseguali,e al entro un "occhialone" di alleggerimento che caratterizza il ponte stesso e nel quale i romani di un tempo vedevano la spia sicura delle eccezionali piene tiberine, a seconda che il livello dell'acqua lo raggiungeva o no.

 

Ma la bellezza architettonica non sembra più sufficiente, dopo il 1870, per rispettare un monumento. Motivi di ordine pratico reclamano anche l'allargamento di questo ponte, ottenuto proprio un secolo fa (nel '900 - n.d.r.) mediante l'inserimento di marciapiedi poggiati su strutture metalliche a sbalzo. Travi, mensole e parapetti in ferro e ghisa. Tutti manufatti dal disegno convenzionale. Ma l'intervento fu decisivo per conquistare quei 2 metri e quaranta centimetri, da ciascun lato del ponte, che continuano (continuavano - n.d.r.) a deturpare le linee del capolavoro sistino.

 

Nella veduta di Roesler Franz i ragazzi sono ancora affacciati ai parapetti di un tempo. Ci sono altri passanti, un carretto strapieno trascinato a stento, forse una carrozza, e il solito ragazzino scugnizzo in primo piano. Cinque anni dopo il pittore romano, Giggi Zanazzo fermerà a sua volta, nel momento dell'Ave Maria, il fluire dell'esistenza invernale su quel ponte. Una rassegna di tipi e di umanità. A Ponte Sisto, nella serie "Sghiribizzi", 30 gennaio 1883.

 

"...A tre pe' tre / ommini, donne, giovini, zitelle,

sfleno in prescia in prescia, avanti a me.

So' facce brutte brutte o belle belle:

nere, patite, pallide, grinzose

oppuramente tonne e butirose...

Un lampionario, tutt'incappucciato,

acenn'in prescia li lampioni e tela.

- Ma he freddo, che fredd'indiavolato!

- Si seguita cusì, 'sta notte gela.

Sonen'una, due, tre, quattro campane,

le più vicine, poi le più lontane.

Laggiù, laggiù, lagiù se vene un lume:

qua se n'accenn'un antro su la riva,

che fa 'na striscia d'oro drento ar fiume...

Nun gira anima viva!"

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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