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sabato 30 marzo 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                 Roma sparita

 

S. Maria in Monlicelli
                                                                               guarda l'acquarello
Chissà perché il nostro pittore ha voluto includere nella sua "Roma sparita", od eventualmente da sparire, questa chiesa antichissima, purtroppo immelanconita da un rimaneggiamento tardo-barocco. Forse avrà avvertito aria di uragano urbanistico, ed ha voluto prendere le sue brave precauzioni. Abbiamo comunque un limpido acquarello che parla il linguaggio del Rione Regola, e lo rappresenta degnamente. L'attuale Via Arenula era ancora di là da venire, i muraglioni tiberini erano in costruzione, mentre sarebbe stato ritardato di molto l'arrivo del Ministero di Grazia e Giustizia, che Pio Piacentini, padre di Marcello, aveva progettato da tempo. Intanto già da tre anni si comunicava direttamente con Trastevere attraverso il Ponte Garibaldi, detto agli inizi "alla Regola". Operazioni e realizzazioni che portarono ad immancabili sacrifici. Sparirono così anche le chiese di S. Anastasio de Arenula (SS. Vincenzo e Anastasio) e S. Stefano de Arenula, poi divenuta S. Bartolomeo dei Vaccinati. Quella che si vede sul fondo, d'infilata, è la Via degli Strengari, forse così chiamata dai venditori di Fettucce e stringhe, lacci da scarpe. Verrà ridotta a un brevissimo moncone, da Via delle Zoccolette al Lungotevere dei Vallati. La ricamata bifora, sulla casa rossiccia all'imbocco di quella strada, appartiene e contraddistingue il complesso ormai conosciuto come "case" o "casette" di S. Paolino alla Regola, la cui facciata guarda il fianco opposto di S. Maria in Monticelli. Ma è il campanile di questa chiesa che domina la scena, pur avendo perduto due piani, i due ordini superiori, agli inizi del Seicento.

 

Tra le varie scenette e figure che animano anche questo acquarello, la curiosità è rappresentata dal lampionaio, arrampicato sulla scala, che armeggia intorno al lampione a gas. Roma era stata l'ultima, tra le Capitali europee, ad introdurre questo tipo di illuminazione. Nel 1854. In compenso il sistema a gas non cedette nemmeno quando entrò in azione l'energia elettrica. All'iniziale Officina del Gas, ai Cerchi, si era venuta ad aggiungere, già nel 1871, quella al Popolo, sulla Via Flaminia. Entrambe messe fuori servizio con l'entrata in funzione della nuova officina di S. Paolo (1910) contraddistinta da un colossale Gasometro. Nel 1912, ultimo anno della illuminazione pubblica a gas, si potevano contare ben 9.875 fanali stradali. Nel Rione dei "Vaccinari", i Regolanti, esperti nello "scorticare" i bovini, esercitavano per la maggior parte il mestiere di "conciatori" del cuoio. Passata la carne ai macellai, e tese le pelli ad asciugare al sole, nelle vie e nelle piazze, ai Regolanti, soprattutto ai più poveri, non restava che la coda di quegli animali. Da cui Regolanti "magnacode", secondo uno degli sfottenti nomignoli che i romani si affibbiavano dall'uno all'altro Rione. Ma i Regolanti seppero fare buon viso a cattiva fortuna, tramutando quella coda in una appetitosa vivanda, tetimonia anche Zanazzo, che sapevano "maestrevolmente cucinare". Si deve a loro, insomma, la "Coda alla Vaccinara", uno dei piatti fondamentali della tradizionale cucina romana.

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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