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domenica 07 aprile 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                 Roma sparita

Cortile del Palazzo Nardini

                                                                guarda l'acquarello
Due papere sguazzano nella pozzanghera provocata dall'acqua piovana, mentre due donne sono seriamente intente ad osservare un meraviglioso enorme tappeto disteso all'aperto. Mentre altri tappeti si vedono arrotolati sul fondo, ed altre donne, nel vano della porta, continuano quel lavoro di osservazione, e forse di successivo rammendo, di riparazione di queste opere. Siamo nel cortile di Palazzo Nardini, detto pure del Governo Vecchio, che si affaccia su questa via con un grande ornatissimo portale di marmo.

 

Nato da un complesso di fabbriche preesistenti, il palazzo risulta architettura rappresentativa che sta alle origini del Quattrocento romano, affiancandosi in certo modo al complesso di Palazzo Venezia. Prende nome dal cardinale Stefano Nardini, forlivese, che Io fece costruire nel 1475-78, e già nel 1480 ne faceva dono alla Confraternita dell'Ospedale del Salvatore alla Scala Santa.

 

Da allora il Palazzo, innalzato su quel tratto della Via Papalis, sarà oggetto di vari trapassi di proprietà. Finché sotto Urbano VIII non verrà destinato a dimora del Governatore di Roma e degli uffici della sua amministrazione civile e criminale. Da cui il nome di palazzo "del Governo." Un attributo destinato a tramutarsi in "Governo Vecchio" quando quella dimora e quegli uffici si trasferiranno a Palazzo Madama, oggi sede del Senato. E, con il palazzo, l'attributo lo ebbe anche quel tratto di strada.

 

Il complesso edificio è vastissimo con alcune propaggini che si spingono fin verso Via del Corallo e Via della Fossa. E si raccoglie intorno ad un cortile centrale, dalle arcate, a pianoterra, poggiate su tipici pilastri ottagonali, con capitelli decorati dallo stemma cardinalizio. La parete del cortile che fronteggia l'ingresso offre un quadro di particolare imponenza, pur nell'arioso gioco del triplice ordine di arcate, tra il porticato di base e i due loggiati superiori. Dopo il 1870, adibito a sede di uffici, subì un lento inarrestabile degrado, tanto da venire completamente ignorato pure dalle guide. Ebbe un primo restauro nel 1941, ma nel dopoguerra venne nuovamente destinato ad uso ufficio. Vi si stabilirono le Preture, finché queste non passarono nei nuovi edifici di Piazzale Clodio. Si sperava così in una liberazione definitiva del quattrocentesco complesso monumentale, sulle cui strutture non si è mai potuto indagare come si vorrebbe. E come la conoscenza dell'arte e della storia della città esigerebbe. Un breve interregno e poi, nel 1976, l'occupazione da parte delle femministe, Movimento di liberazione della Donna, che dura tuttora (non più - n.d.r.). E alle persone di sesso maschile è risolutamente vietalo di varcare quella soglia, sia pure per ragioni di studio.

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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