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domenica 14 aprile 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                 Roma sparita

 

Chiesa di S. Caterina e Torre delle Milizie

                                                               guarda l'acquarello

L'acquarello presenta una tipica silhouette romana ritagliata nel cielo chiaro. Un lembo del muraglione di sostegno della Villa Aldobrandini all'estrema sinistra, la Torre del Grillo in fondo alla Salita omonima, e la chiesa che si aggancia ancora, solidamente, all'annesso monastero delle domenicane. Mentre la facciata del Soria tenta dissolversi inseguendo verticali arditezze, in inutile gara con la sovrastante Torre delle Milizie.

 

Su questo illustre prospetto architettonico una barozza tirata da buoi risale lenta verso Via Nazionale (o verso il Quirinale), e le truppe della nuova Italia sciamano a loro volta proprio da quel convento, trasformato in parte in caserma. Nel caso particolare, l'11° reggimento Fanteria. Né era questo il solo monastero, in Roma, a risultare occupato da militari. La stessa sorte avevano dovuto subire S. Maria e S. Francesco a Ripa, S. Bernardo, la Traspontina, S. Lorenzo in Lucina, oltre le Turchine e le Filippine in Via Sforza, e altri edifici in Via Panisperna e Piazza dell'Aracoeli, a Via dei Penitenziari e a Via dell'Olmata.

 

Va aggiunto ancora che l'amministrazione italiana non fu certamente la prima ad occupare, per esigenze civili e militari, edifici appartenenti ad ordini religiosi. Un esempio ce l'offre ancora il convento a Magnanapoli, ritratto al solito da Roesler Franz quasi in un messaggio pittorico d'addio. Agli inizi dell'Ottocento, durante l'occupazione francese, vi era stata collocata la fabbrica dei tabacchi. Il convento può anzi venire considerato come la prima vera fabbrica romana del genere, dato che proprio allora cominciavano ad apparire i primi sigari. Nel 1911 dovette purtroppo venire completamente liberato. Ci si preparava a sacrificarlo, come tanti altri monumenti, in nome della "romanità". Per mettere cioè in luce i ruderi dei Mercati di Traiano (1928).

 


da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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