sabato 23 ottobre 2010
Roma sparita

Porto di Ripetta
(guarda l'acquerello)
Siamo di fronte ad un raffinato sadico palcoscenico di profonde
nostalgie. Un crudele ricordo dell’impotenza dimostrata allora nel non
riuscire a salvare il capolavoro di Alessandro Specchi, romano. Una
architettura accordata alle acque, al paesaggio tiberino, con
straordinaria musicalità. Chi non aveva ritratto in passato il Porto di
Ripetta? Esaltato dalla sua bellezza Hubert Robert in un dipinto gli
aveva voluto addirittura sovrapporre il Pantheon per di più affiancato
dai palazzi capitolini.
Ma vediamolo pure nella sua estrema razionale semplicità. Il Porto di
Ripetta, in questo languente ricordo di Roma sparita. Cordonate e
scalinate vanno dolcemente a riva a salutare il Tevere, ad accogliere
barconi e marinai. Sulla destra, in alto, fa da quinta l’edificio della
Dogana, pure costruito dallo specchi. Un’armonia assoluta nella veduta
anche se, per raggiungerla, Roesler Franz ha dovuto barare appena un
po’. Cancellando cioè nel suo acquerello la presenza edilizia di una
Roma nuova che già in quegli anni si era affacciata in Prati, brutta e
minacciosa.
All’ombra del capolavoro dello Specchi le operazioni “portuali” si
avvicendavano con i modi primitivi, quasi familiari, che facevano pare
con tanta evidenza, e da sempre, del bagaglio esistenziale del romano.
Un meccanismo ripetitivo che faceva meditare anche la “bella milanese”
del Viaggio in Italia di Wolfgang Goethe, Maddalena Riggi, con dimora in
via degli Schiavoni, proprio sull’angolo di Ripetta.
“Beato voi”, confidava un mattino al poeta tedesco sospirando. “Beato
voi che siete abbastanza ricco per concedervi questa soddisfazioni.
Quanto a noi dobbiamo rassegnarci a quello che vuole iddio coi suoi
Santi. E’ un pezzo che dalla mia finestra vedo i barconi che vanno e
vengono, caricano e discaricano. Tutto questo è interessante ma qualche
volta mi domando: donde vengono? dove vanno?”. E le e finestre, prosegue
Goethe, “davano proprio sulle scale di Ripetta e il traffico era a
quell’ora assai vivo”.
da
"Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori