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sabato 06 novembre 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Porto di Ripetta verso ponente

                                  (guarda l'acquerello)
Scorcio originale del momento architettonico-tiberino tanto rimpianto e, insieme, doverosamente pendant all’altro già riprodotto. E tra le due vedute, l’ideale intermezzo costituito dalla fontana.
La cordonata e i successivi gradoni e

gradini scendo anche qui verso il fiume con eguale dolcezza. Una barca, chiglia all’aria, è messa proprio al centro. C’è un canestro da una parte e una trave, o una barra di timone, in un angolo della scena. Qualcuno attinge acqua. Le ombre dicono che il sole picchia. Lungo il fiume alcuni pescano, altri guardano. Sulla facciata dell’emiciclo appare molto di scorcio la lapide poi frapposta sulla facciata di Palazzo Marescalchi.
Ma è la curva del fiume a valle il grande spettacolo. Un’ansa che si perde verso S. Salvatore in Lauro, verso Panico, dopo aver sfiorato la parete compatta del Collegio Clementino. Beninteso, partendo dalle case che si affacciano pure su Via Leccosa, prima parallela al fiume. La seconda, arretrata, è Via della Scrofa. Ne’ va dimenticata la punta verde di Prati a quanto sembra, piccolo paradiso di pescatori.
Per l’inserimento attivo di questo monumento nella vita stessa della città valga poi la testimonianza di Diego Angeli, autore delle Cronache del Caffè Greco. Per Angelo Conti e per Isaotta Guttadauro, - scriveva in quelle pagine, “Gabriele d’Annunzio fu frequente ospite del Caffè Greco – e credo che sia l’unico caffè che abbia frequentato con una certa assiduità – e prese parte a taluna delle nostre escursioni notturne. Le più frequenti delle quali erano le visite che facevamo ai barconi ancorati al Porto di Ripetta dove si vendeva il marsala direttamente importato dal luogo di origine. Allora i Lungotevere non esistevano ancora e a Ripetta si vedeva pur sempre la grande scalea di travertino del porto innocenziano come lo Specchi l’aveva innalzata nel 1704. Per giungervi si scendeva il Vicolo Tomacelli, stradicciola tortuosa e mal famata che rimaneva tal quale l’avevano tracciata in pieno medioevo i nipoti di Benedetto IV. Mario De Maria aveva scoperto una vecchia tartana che si ancorava all’estremo lembo del porto e dove, diceva lui, si beveva il miglior marsala di questo mondo. Spesso la sera, dopo aver preso il consueto caffè nell’omnibus, ci proponeva di accompagnarlo dal vecchio marinaio siracusano che, asseriva il De Maria, aveva lo specifico “per vedere la vita in rosa”. E noi lo seguivamo e lui vi passava lunghe ore, attratto molto dal vino profumato di Sicilia ma moltissimo dai riflessi che la luna tracciava sulla corrente del fiume. La maggior parte dei suoi quadri romani è nata lì”
.
 

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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