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venerdì 03 dicembre 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      Roma sparita

 

Veduta del Tevere presso Ponte Sisto

                                (guarda l'acquerello)


L’acquerello contempla la medesima scena precedente vista però risalendo la corrente, scambiando le sponde. Il muraglione della Farnesina lo ritroviamo infatti a sinistra mentre al di sopra, sul verde del Gianicolo, poggia la chiesa di San Pietro in Montorio. Quasi a lato, pleonastica, la grande cupola vaticana. Al centro invece spicca lontano il campanile di S. Spirito in Sassia. La compatta cortina di case è passata a destra, ovviamente, e il riflesso nelle acque sottostanti sembra confermare l’impressione riportata da D’Annunzio nel Piacere: “Sul ponte apparve il Tevere lucido fuggente tra le case verdastre”.
Una sbandierata di panni inizia la parata che deve necessariamente fare sosta forzata per rendere omaggio al Palazzo Falconieri, eletta opera borrominiana. Proprio nel prospetto verso il fiume, allora inserito in maniera molto più intima nell’abitato, l’architetto non condizionato da precedenti strutture, come era accaduto per la facciata di Via Giulia, aveva potuto avere piena libertà di azione innalzando un corpo a U che termina nella parte centrale con la magnifica loggia sai palesi richiami palladiani. Quasi un’altana che veniva ad aggiungersi con indubbi motivi di originalità alle altre che segnavano già il panorama romano. Anche per ideale confronto con la loggia michelangiolesca del prossimo Palazzo Farnese.
Un luogo ideale, quel ponte, per meditare, seguendo le arricciate bizzarrie della corrente, sul destino umano e il significato della vita e l’esaltazione dell’amore. Una ventina d’anni prima di Roesler Franz ci si era trovato anche Conrad Ferdinand Meyer, poeta di Zurigo, ed erano nati questi versi, Auf Ponte Sisto:
“E’ dolce l’ombra dopo il giorno ardente. Dal crepuscolare
Ponte le rive dell’urbe immortale vedo.
Fortezze e templi trasfigurati sono da una potente saga!
Sotto di me la corrente cela ignorati tesori.
Nei flutti l’ombra di un vascello appare! E’un imperator
Fuggente? E’ Jacob von Kahn che portò il Buonarroti?
Armonioso si alza un canto dalla barca ad inneggiar l’amata.
Ascolta! Chiede una viva bocca la gioia sua viva.”

E Jacob von Kahn era un traghettatore del ‘500

                               

da "Roma sparita negli acquerelli di Ettore Roesler Franz"
di Livio Jannattoni
Newton Compton Editori


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